Sul violino di David Garrett, ammaliante viaggio nello spazio e tempo
Un’icona pop del violino, uno scrigno di tesori della classica, i più illustri virtuosi del Novecento. David Garrett, musicista diventato celebre per la bravura nel rivisitare i generi declinandoli nella grammatica del violinismo, in particolare con le sue riletture del rock a suon di classici e della classica a colpi di rock, ha portato ieri in piazza Loggia il suo «Iconic Tour», per il Brescia Summer Music. Due ore di immersione nel repertorio preferito dai grandi violinisti del secolo scorso, lo spettacolo - una raccolta di soli «encores», pezzi dall’estensione non eccessiva - strappa applausi già a partire dal loro Dna; il tutto rimaneggiato e rivisto nello stile di Garrett, in trio con i sobri e sapienti accompagnamenti di Franck van der Heijden alla chitarra e Rogier van Wegberg al basso.
Viaggio nel tempo
La scaletta si muove avanti e indietro tra il Seicento e i primi del Novecento, le evoluzioni di gusto e di linguaggio, passando dai compositori che hanno regalato pagine indimenticabili per il violino (ma non solo). Garrett con il suo Guarneri del Gesù Baltic mette in fila una serie di brani larghi e pieni di sentimento, la «Sicilienne» di Maria Theresia von Paradis , la melodia da «Orfeo ed Euridice» di Gluck, la «Cavatina» di Joachim Raff in cui fa veramente cantare il violino, come in «Träumerei» di Schumann. «Après un rêve» di Fauré e l’«Ave Maria» di Schubert stregano, entusiasma la pirotecnica «Danse Macabre» di Saint-Saëns. Brillanti il «Tempo di minuetto» di Fritz Kreisler e il Largo da «L’inverno» di Vivaldi, struggente nella sua nostalgia «Songs my mother taught me» di Dvorák. Ovazioni meritatissime per i virtuosismi del «Rondò alla turca», di «La tempesta».
Luoghi lontani
A lume di candela, look da rockettaro e il sorriso sornione di chi sa di far presa su un pubblico rapito fin dal primo minuto, Garrett alterna i brani alle domande dei fan a cui risponde compiaciuto, e a spiegazioni di carattere storico che offre con sincero entusiasmo. Unico neo dell’esibizione il ricorso a basi orchestrali che in alcuni passaggi dà un senso di artificialità.
Il viaggio nel violino attraversa luoghi ed epoche: il Messico sognante di «Estrellita», la poesia della tradizione inglese e irlandese di «Danny Boy» e «Greensleeves», il romanticismo che sa di paesaggi sconfinati di «Jeanie with the Light Brown Hair», la passionalità funambolica di «Asturias», il Brasile forsennato di «Tico tico» (brano in cui la coppia al seguito di Garrett brilla). Il meglio arriva con i virtuosismi infiammati di «Furious» (Franck van der Heijden) e un’«Hora Staccato» da standing ovation. Garrett ringrazia con «Bella Ciao». Bravissimo con il violino, ancor più bravo a incollare alla sedia e divertire un pubblico ampio e diversificato.
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