Nika, non ancora 17 anni, secondo il regime è morta «cadendo da un palazzo». Per Aida, 36 anni, medico, la «sorte» ha voluto che un amante abbandonato la spingesse giù dal cavalcavia, mentre Reyaneh era ancora teenager al suo ingresso in prigione ed è stata giustiziata, dopo sette inverni, perché giudicata colpevole di aver ucciso un uomo, che stava cercando di stuprarla.
Sono i nomi di alcune delle donne di cui Barbara Stefanelli rende testimonianza nel suo «Love harder. Le ragazze iraniane camminano davanti a noi» (Solferino editore), narrazione appassionata di una serie di storie delle ribelli iraniane ed anche di madri, fratelli, padri e compagni che ne hanno sostenuto la battaglia.



