Show in tre atti e passamontagna per Mezzosangue a Festa Radio

In tremila sotto il palco di via Serenissima per il live d’inaugurazione ieri sera
Il live di Mezzosangue alla 31esima Festa Radio Onda d'Urto
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Il live di Mezzosangue alla 31esima Festa Radio Onda d'Urto

Da habitué della Festa, Mezzosangue prende sul serio la «sacra» missione di inaugurare la 31esima edizione sul palco centrale. Il suo è uno show molto strutturato, con cornice solenne, suddivisione in tre atti (Aria, Terra, Acqua) e il valore aggiunto dell’artista che si sente a casa, abbracciato da oltre 3000 persone, già calde per la convincente performance del duo hip hop bresciano Lil Greem & Locker.

Il rapper romano indossa il passamontagna nero che lo contraddistingue da sempre, invece di quello bianco utilizzato per la promozione del suo ultimo album, «Sete», che tuttavia sfoggerà nella seconda parte. Del disco più recente esegue un paio di tracce, la title-track e «Ipercalisse», prima di recuperare pagine risalenti quali «Soul of Supertramp» e «Out of My Mind», preludio alla canzone eponima, del 2013, in cui Mezzosangue si (auto)definiva, con parole che non sono invecchiate: «Il nome è Mezzosangue, non te lo scordare / prendo le distanze a un mondo che non sa più amare… / questo è Mezzosangue, tu ricorda il nome / ce l’ho scritto in cicatrici a pelle come un’incisione».

Sinonimo di rap di qualità, Mezzosangue ha raggiunto l’equilibrio ideale tra versi affilati e una varietà sonora (punk, rock, elettronica) che non si trova facilmente nel genere, in Italia, sublimata dalla batteria travolgente di Luca Martelli. Sul versante dei testi non ha la sistematica disposizione alla scrittura colta del collega Murubutu, ma nemmeno lesina la citazione alta accanto a quella pop, forse ancor più fluido dell’emiliano nel contaminarle con un linguaggio diretto, non allineato. Spicca, in tal senso, la ieratica corrosività in crescendo di «Sangue», che sembra un coro di Verdi bagnato nell’acido, mentre «Ologramma» ha suoni inizialmente dolci, salvo adeguarsi al disincanto di liriche che dicono: «Respiro confusione, tossisco verità / Come chi fuma la sua storia, la gloria, la notorietà».

Tanto altro in vetrina, per una trentina di pezzi in totale: alla fine, «Fede» sembra la risposta al quesito posto con «Sete»; ma è il bis, «Armonia & Chaos», che raccoglie l’ovazione definitiva. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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