Sgarbi: «Quel Moretto ritrovato di singolare semplicità e purezza»

Dal 26 maggio sarà disponibile «Scoperte e rivelazioni - caccia al tesoro dell’arte» di Vittorio Sgarbi. Per gentile concessione dell’editore La nave di Teseo pubblichiamo, quale anticipazione, il capitolo «Moretto da Brescia - Madonna con Gesù Bambino».
Coincidenza vuole che la notte del mio malore al cuore io fossi reduce dal Teatro Grande di Brescia per una lectio sul trascurato Moretto da Brescia, tra i maestri riconosciuti del Caravaggio certamente il più radicale nell’agganciare alla verità delle cose e dei sentimenti la rappresentazione di soggetti prevalentemente devozionali. Moretto è convinto pittore della realtà, anche nello schema rigido delle pale d’altare. La serata era proseguita con la visita festosa, insieme a un gruppo di amici, guidati da un giovane sorprendente, organista e studioso, Giulio Francesco Togni, fornito di tutte le chiavi, alle chiese di San Clemente e di San Giuseppe, ricche di dipinti del Moretto.
Coincidenza vuole, poi, che a teatro fosse presente un amico affettuoso, che il giorno successivo mi scrive un commento lusinghiero e mi segnala una preziosa scoperta: «Buongiorno Vittorio! Inizio con un grande augurio di buona guarigione! Ieri ero a teatro a Brescia a sentirla parlare del nostro Moretto e del nostro presepio cattolico, un incanto...». E aggiunge:
«Un giorno freddo dell’inverno di due anni fa, colto da orgoglio bresciano, compero una Madonna con il Gesù bambino in braccio, attribuita a Moretto da Brescia. La dimensione domestica della tavola mi affascinava, un Moretto così piccolo mi pareva quasi impossibile esistesse. La prima verifica la sera stessa fu sul libro monografico del Begni Redona per controllare la catalogazione della mia opera. Deluso, non trovo l’opera catalogata. Orgoglioso del mio acquisto, pensando a una svista del Redona, porto il quadro al Maestro Romeo Seccamani, bravissimo e attento restauratore di quasi tutti i Moretto bresciani.
È qui che Romeo mi uccide affermando: "È una crosta! Copia malfatta! Del Moretto, in questo quadro, non c’è nulla..." Una mattina mi sveglio e con slancio chiamo il Maestro Romeo, ordinandogli perentoriamente di togliere tutte quelle coperture e restauri che la lampada di Wood aveva messo in evidenza!... Romeo qualche giorno dopo mi chiama, e il tono della voce è diverso dal solito... Si rivolge a me non più con il Lei, ma con il Tu: "Paolo, qui la cosa è interessante, ho tolto un primo restauro, ma ve ne sono altri da togliere, posso procedere?"
Passano due giorni, suona il telefono, è Romeo: “Paolo, il tuo quadro è un Moretto meraviglioso, sono emozionato, non ho dormito, sono al lavoro da dodici ore consecutive, mi ha preso la pancia, corri a vedere." Ovviamente non ci sono parole che possano descrivere la mia gioia, ma non ci sono parole neppure per descrivere la bellezza di questa Madonna con Gesù in braccio. Mi piacerebbe che Lei, professore, la vedesse».
L’ho vista, e posso confermare senza esitazioni che si tratta di un’opera autografa di Moretto, di singolare semplicità e purezza. Siamo a uno stadio della pulitura che ci fa comunque vedere e sentire gli spessori delle stoffe, la concentrazione dello sguardo nel volto di nitido disegno della Vergine, il gesto del bambino che, volgendosi verso di noi, si appiglia al velo della madre.
L’invenzione è elementare, ma di nuovo e ampio respiro è l’idea di riprendere e potenziare il rapporto con il paesaggio inaugurato da Giovanni Bellini, rendendolo più diretto, più imminente, quasi in un en plein air, una immersione a fondo valle intorno a Nave, sotto Monte Conche, o in val Trompia verso Monte Guglielmo. Moretto è, come sempre, semplice e vero, mostrandoci la propria essenza, in accordo con le opere della maturità come la palmare Madonna con il Bambino e un angelo della Pinacoteca di Brera, databile tra il 1540 e il 1545, di cui il nuovo, e fresco, esemplare è certamente archetipo, con l’originale ambientazione nella natura che risale ad almeno vent’anni prima, collaudata nei profeti e negli evangelisti della chiesa di San Giovanni Evangelista di Brescia, vera e propria "cappella sistina" del Moretto.
La nuova Madonna, durante il restauro, appare fresca e di limpida politezza come un pensiero primo, nei colori attutiti sotto la stessa cenere che troviamo sui panni di lana del profeta Aggeo. E il disegno è così definito che non si può pensarlo come derivativo, o trascrizione di una idea precedente. Ecco come realismo ed eleganza compiono il miracolo di una riemersione dal buio verso una discreta, vespertina luce. Vita e cenere.
Moretto trasporta in una dimensione quotidiana la spiritualità aulica e classicissima delle Madonne con il Bambino di Giovanni Bellini e umanizza l’ideale con un processo di semplificazione formale che favorisce una religione degli umili, di spirito quasi manzoniano. Si consolida con lui, anche sul piano psicologico, la "pittura della realtà", evolvendo uno schema piuttosto di Vincenzo Foppa che di Giovanni Bellini. E, con ciò, traducendo in lingua bresciana anche le moderne suggestioni di Raffaello.
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