Cultura

Sette teatri bresciani «monumento nazionale», stupiti i responsabili: «Non sapevamo nulla»

Sara Polotti, Giuliana Mossoni, Giulia Bonardi
Col Teatro Grande, anche il Sociale e il Mezzadri e le sale storiche di Breno, Montichiari e Palazzolo
Il Teatro Grande di Brescia - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Il Teatro Grande di Brescia - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
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Umberto Angelini, sovrintendente del Teatro Grande, non sa nulla. Eppure lo storico teatro in corso Zanardelli rientra tra i 408 teatri italiani che diventerebbero «monumento nazionale» se la proposta di legge passasse anche al Senato, dopo essere stata approvata ieri alla Camera dei Deputati. 172 sì, 46 no e 65 astenuti: questi i numeri che hanno promosso il testo unificato delle precedenti proposte di legge, riscritto con due emendamenti presentati dalla Commissione Cultura presieduta da Federico Mollicone.

Lo scopo finale è dichiarare «monumento nazionale» i teatri italiani. Non solo i 46 grandi teatri storici, ma tutti quelli la cui edificazione risale ad almeno cento anni.

Nell’elenco finale, assieme al Grande, entrano quindi anche il Sociale e il Mezzadri di Brescia, il Bonoris di Montichiari, il Sociale di Palazzolo, il Delle Ali e l’Ermete Giorgi (Giardino) di Breno.

In attesa

«Non sapevo nulla dall’inizio - aggiunge Angelini -. Non riusciamo a capire cosa significhi ‘monumento nazionale’. Nessuno ci ha contattato, lo leggiamo dai giornali. Siamo in attesa di capire la norma definitiva per sapere cosa significherà per noi». Dal 1912 il Grande è infatti sottoposto a vincolo della Sovrintendenza, un vincolo riservato a pochi teatri. Ma nessuno ancora sa se la Sovrintendenza risponderà a questo provvedimento. «E se, come doveva essere, i teatri diventeranno monumenti senza oneri a carico dello Stato».

Anche Gianmario Bandera, direttore del Centro Teatrale Bresciano a cui rispondono il Teatro Sociale e il Teatro Mina Mezzadri di Brescia, sa ancora poco e non ha gli elementi per commentare la notizia. Nel testo, peraltro, figurano «Centro Teatrale Bresciano» e «Teatro Stabile di Brescia», testualmente.

«Recentemente ci siamo trovati a Roma con il sottosegretario per la riformulazione del Fondo unico per lo spettacolo, in cui ci sarà una parte dedicata alla ristrutturazione delle sale. Ma di questa proposta di legge non so nulla: non riguarda il nuovo Codice dello spettacolo, è più un elenco in cui dovevano rientrare all’inizio solo una quarantina di teatri».

Eventualmente, però, saranno Teatro Sociale e Mina Mezzadri a diventare monumento? «Per forza - dice Bandera -. Ora Agis, l’associazione generale italiana dello spettacolo, sta stendendo l’elenco definitivo, senza errori, e quando la proposta passerà in Senato ci premureremo che siano nominati Teatro Sociale e Teatro Mina Mezzadri». I teatri che meriterebbero il riconoscimento sono quelli «la cui edificazione risalga ad almeno 100 anni, quelli la cui programmazione sia rivolta ad attività di spettacolo dal vivo con il concorso finanziario pubblico e quelli il cui edificio sia stato riconosciuto di ‘interesse culturale’».

Orgoglio

Anche Alessandro Panteghini, sindaco di Breno, interviene: «Non possiamo che essere orgogliosi di questo riconoscimento che premia, in un certo senso, la qualità della proposta culturale del nostro paese, cresciuta tantissimo negli ultimi anni. Credo che sia anche un premio agli ingenti sforzi fatti in passato sia dall’Amministrazione, che ha destinato tante risorse e tanto tempo per la ristrutturazione e la riapertura del teatro Giardino, sia dai privati, che hanno creduto nel Teatro delle Ali. Mi piace pensare che sia un plauso anche per la collaborazione in atto da qualche anno tra le due realtà, che non si fanno concorrenza e lavorano insieme per una migliore offerta culturale in Valle».

Per Marco Togni, sindaco di Montichiari, l’inserimento nella lista del Bonoris «conferma che si tratta di un teatro di valore, pregio e prestigio. Quanto a ciò che questo comporterà, lo approfondiremo quando il provvedimento sarà definitivo». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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