«Se son fiori moriranno»: in scena al Mezzadri l’evasione dal dolore

Al teatro di via Santa Chiara a Brescia va in scena fino al 9 febbraio una pièce sull’accettazione e la negazione dello strazio e della sofferenza
Elisabetta Nicoli
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Al Mezzadri "Se son fiori, moriranno"

«Pensando intensamente a una cosa si riesce a vederla» dice Adele a se stessa e agli «alieni» spettatori del suo dolore. La porta è sbarrata e nulla è mutato nella stanza dei giochi dove la figlia Luisa, lavata e rivestita con quotidiana, caparbia fiducia, viene dalla mente materna risvegliata e riportata alle sue attività di bambina, nonostante il tempo trascorso dall’incidente abbia fatto crescere il suo corpo.

Dolore ed evasione

«L’immaginazione è una cura», per la madre incapace di affrontare tanto dolore «tra il passato che non passa e il futuro che non viene». Una grande spina allude, defilata ma in evidenza di lato alla scena, a una fine delle funzioni vitali per Luisa in coma irreversibile da anni. Una fine che l’immaginazione materna allontana, in un alternarsi di risvegli sollecitati nel pensiero e ricadute nella realtà che si vuol negare. A un’accettazione la invita la voce fuori campo di una terapista o forse della sua stessa ragione. Vengono chiamati a supporto gli «alieni» da cui ostinatamente e senza esito Adele attende una conferma, per una fantasiosa evasione verso un altro mondo e un altro tempo per madre e figlia, vive insieme.

Nella finzione scenica l’appello è rivolto agli spettatori, catturati in un silenzio eloquente dal racconto di una tragedia e della disperata e umanissima ricerca di una via di fuga. Del tentativo di sabotare con l’immaginazione la cruda realtà.

Il dittico del sabotaggio

«Se son fiori moriranno», spettacolo in scena al Teatro Mina Mezzadri fino al 9 febbraio per la Stagione di prosa del Ctb, è la prima parte del «Dittico del Sabotaggio» che Rosario Palazzolo, autore e regista, dedica al tema. A Simona Malato, interprete di straordinaria bravura, affida una parte complessa, tra l’intensità del dolore e la confidente sincerità nel racconto, intessuto di parole reinventate. Impegnativo e ben assunto è anche il ruolo della giovane Chiara Peritore. Contribuiscono all’insieme la pacata voce fuori campo di Delia Calò, le musiche originali di Gianluca Misiti e le luci di Gabriele Gugliara.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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