Cultura

«Le sacre spine rifiorite davanti a me». Il «miracolo» si ripeterà nel 2157

Mons. Ivo Panteghini: «La santa Croce a Brescia da 800 anni, reliquia tra le più insigni del mondo»
Le sacre spine sono custodite in un reliquiario realizzato nel Cinquecento - © www.giornaledibrescia.it
Le sacre spine sono custodite in un reliquiario realizzato nel Cinquecento - © www.giornaledibrescia.it
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Il Venerdì santo di dieci anni fa (in calendario il 25 marzo) coincideva con la solennità dell’Annunciazione e, come da tradizione, le sacre spine della corona posta sul capo di Gesù per deriderlo, custodite in Duomo vecchio, rinverdirono. Il tesoro venne esposto in Cattedrale, presenti anche i custodi della Compagnia delle sante Croci; abbiamo chiesto al loro cappellano, mons. Ivo Panteghini, cosa avvenne quel giorno.

Monsignore, lei vide le spine rifiorire?

Certamente, e non solo io.

Ci racconti.

Alle nove e mezza abbiamo prelevato il reliquiario con le tre sacre spine e lo abbiamo portato in Cattedrale, dov’era prevista una celebrazione con l’allora vescovo Luciano Monari. Durante l’adorazione il fenomeno inspiegabile ha preso corpo.

Monsignor Ivo Panteghini - © www.giornaledibrescia.it
Monsignor Ivo Panteghini - © www.giornaledibrescia.it

Ovvero?

Due delle tre spine, prima una e poi l’altra, sono passate dal colore marrone al verde: un segno straordinario durato per un paio d’ore.

Non si offenderà se si fatica a crederci.

Nessuno è obbligato a crederci. Ma quello stesso giorno, lo stesso fenomeno si è verificato a Bergamo, ed è stato certificato dal vescovo Francesco Beschi, bresciano come noi.

Anche là le spine sono tornate verdi?

Com’è stato scritto nell’atto ufficiale che ha certificato l’evento, sulla spina sono comparse due gemme di colore diverso dal legno. Ecco le parole di Beschi: «La prudenza, la serietà, le competenze di coloro a cui ho affidato il compito dell’osservazione della Reliquia e l’evidenza del segno mi inducono a confermare che questi è avvenuto».

Perché tutto questo avviene solo quando il Venerdì santo e l’Annunciazione coincidono?

Tradizioni medievali indicano il 25 marzo anche come il giorno della creazione del mondo e della morte di Adamo. Il prodigio della spina che «prende vita» simboleggia la rinascita e la vittoria della vita sulla morte attraverso il sacrificio di Gesù. La coincidenza di queste due date è considerata di straordinario valore simbolico, poiché unisce l’inizio e la fine della vita terrena di Cristo. Non solo, fino al Medioevo si riteneva che la passione di Gesù in croce fosse avvenuta proprio il 25 marzo.

Tornando alle spine «bresciane», qual è la loro storia?

Originariamente erano nel monastero di Santa Giulia, non sappiamo ovviamente da quando. Quello che sappiamo è che compaiono nel censimento che la badessa Angelica Baitelli fece a metà del Seicento. Nel tempo sono poi confluite nel tesoro delle Sante Croci.

La reliquia insigne della Santa Croce - © www.giornaledibrescia.it
La reliquia insigne della Santa Croce - © www.giornaledibrescia.it

Nel tesoro c’è anche una delle reliquie della santa Croce tra le più insigni del mondo. Le leggo cosa scriveva nel Cinquecento il teologo Giovanni Calvino (padre, appunto, del calvinismo): «Non c’è un’abbazia così povera da non avere un esemplare di reliquia della croce. Se tutti i pezzi ritrovati fossero raccolti formerebbero un grande carico di nave. Tuttavia i Vangeli mostrano che poteva essere trasportata da un solo uomo». Come replica?

Capisco che la contestazione sia di impatto, ma è completamente sbagliata.

Cioè?

Faccio anch’io una citazione. Rohault de Fleury che nel 1870 realizzò il catalogo di tutte le reliquie conosciute della vera Croce. Rohault calcolò che tutti i frammenti ammonterebbero a 0,004 metri cubi, per intenderci un volume pari a soltanto quattro litri.

Quindi niente a che fare con il carico di nave ipotizzato da Calvino?

Niente di niente. Di più, supponendo che la Croce fosse stata in legno di pino, e assegnandole un peso di circa 75 chilogrammi, si può quindi calcolare il suo volume in 0,178 metri cubi. Resta a questo punto un volume di 0,174 metri cubi di legno ancora dispersi o non conteggiati.

Mi permetterà di fare ancora una volta l’avvocato del diavolo, immagino che non ci siano documenti che certificano che quella reliquia è autentica.

Quid est veritas? Cos’è la verità? Possiamo parlare di probabilità. C’è una certezza: quel pezzo della Croce di Gesù era già in duomo vecchio nel 1200, quindi è venerata da 800 anni. Venne portata, probabilmente, dopo una crociata in Terra Santa. Non solo, è sicuramente una delle più insigni di tutta la cristianità, quindi di tutto il mondo.

La Santa Croce esposta in Duomo - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
La Santa Croce esposta in Duomo - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Il mito racconta che la Croce di Gesù fu ritrovata da sant’Elena, è così?

Non sbagliamo i termini, non si tratta di un mito, ma di una leggenda che ha un fondamento storico poi arricchito nel tempo. Secondo la tradizione, sant’Elena si recò in Terra Santa intorno al 326 d.C. e fece scavare nella zona del Golgota. Qui furono rinvenute tre croci; per identificare quella di Cristo, Elena le accostò a un defunto (o a una donna malata), che tornò in vita (o guarì) al contatto con il vero legno.

Lei parla di storicità, cosa ci può citare in questo caso?

Su un quarto di follis, una moneta romana databile 330 d.C, coniata per commemorare la morte proprio di Elena imperatrice, troviamo per la prima volta rappresentata una croce.

Un bravo cristiano deve per forza credere alle reliquie?

Ovviamente no, la fede non investe le reliquie, un cattolico può tranquillamente non credere anche nelle apparizioni mariane e per lui nulla cambia. Prenda la Sindone, la Chiesa non si è mai espressa sulla sua veridicità, lasciando libertà ai fedeli.

È però venerata anche dai Papi, compreso san Paolo VI.

Certamente, papa Montini nel 1973 autorizzò un’ostensione straordinaria trasmessa anche in televisione. In quell’occasione definì il telo un’immagine che «soccorre alla nostra avidità di conoscere visibilmente» Cristo.

Ma non disse nulla sul fatto che fosse vera o falsa.

Esattamente, con le sue parole ribadì il fatto che le reliquie sono un tramite per la nostra fede, non sono l’oggetto della nostra fede. Altrimenti rischiamo di cadere nel devozionalismo e nella superstizione.

Tornando alle sacre spine, il prossimo anno il Venerdì santo è in calendario il 26 marzo; quindi, la coincidenza è persa per un soffio. Si dovrà quindi attendere il 2157.

Noi evidentemente non ci saremo, ma ripeto: ciò che è fondamentale è la nostra fede che va oltre le reliquie. La santa Croce è infatti annuncio silenzioso del kerigma: la morte e risurrezione di Gesù, che offre salvezza e amore gratuito a ogni persona. Rimane segno di una morte, ma rimane segno anche di un’assenza. La vera Croce è senza crocefisso perché Cristo è risorto con i segni indelebili delle piaghe aperte.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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