Cultura

Quelle fake news su «Il Gladiatore» originario della Brixia romana

Il sequel del film di Ridley Scott spinge a rivedere il falso riguardante Marco Nonio Macrino
Russell Crowe nel film «Il Gladiatore»
Russell Crowe nel film «Il Gladiatore»
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L’annuncio del sequel, a distanza di ben 24 anni dalla pellicola che ha segnato il ritorno in auge del genere epico dopo mezzo secolo, ha già fatto sobbalzare i cinefili. Stesso regista dietro la macchina da presa, Ridley Scott, ma altro interprete a vestire l’armatura, al posto di Russell Crowe. Poco importa. A novembre del 2024 sul grande schermo torna la grande Storia, vista dentro e fuori le antiche arene.

Le aspettative sono giustificate: «Il Gladiatore» ha tracciato un solco profondo nella storia della cinematografia - al netto di qualche imperfezione storica e di declinazioni romanzate - e ha dato adito a leggende e a qualche bufala.

Era l’ottobre del 2008 quando i media di mezzo mondo - Bbc News e Fox News in testa - titolarono: «Trovata a Roma la tomba del vero Gladiatore». Di questi tempi, 15 anni fa, gli archeologi cominciarono a scavare sulla via Flaminia alla ricerca di resti e tracce che i rilievi indicavano trovarsi nella zona. Ad ottobre riemerse Il Mausoleo Funerario Di Marco Nonio Macrino, Generale Romano Originario Dell’antica Brixia attivo durante l’epoca di Marco Aurelio e molto apprezzato dall’imperatore.

Il kolossal di Scott era lontano solo sette anni e gli studiosi si affrettarono a paragonare la vita del generale a quella di Massimo Decimo Meridio, protagonista del film americano, per via del periodo storico comune e per la stima nutrita da Marco Aurelio. In un effetto-domino di fake news ante litteram, su giornali e tv il «bresciano» Marco Nonio Macrino diventò la figura storica che aveva ispirato il personaggio interpretato da Russell Crowe duemila anni dopo. Fu un falso. Eppure, il proconsole nato all’ombra del Cidneo venne riscoperto e studiato.

A certificare l’origine di Macrino è la stessa tomba rivenuta a Roma: ai suoi tempi Brixia era ormai una colonia da duecento anni. Appartenente alla facoltosa e potente famiglia dei Nonii e sposato con Manlia Arria, gli è attribuita la preziosa villa di Toscolano Maderno con vista sul Garda. La villa rappresenta il ritrovamento più significativo del generale, ma le tracce di Macrino non si esauriscono qui: sul prezioso Lapidarium, il primo museo lapidario romano voluto dai Veneziani in piazza Loggia, all’ingresso degli uffici del Comune è ben visibile ad occhi attenti un’iscrizione dedicata da Tito Giulio Giuliano proprio «all’optimus praeses della provincia della Pannonia superiore».

E se è vero che per il mondo romano le terre bresciane si avvicinano inesorabilmente ai confini dell’Impero e Brixia era non solo geograficamente lontana da metropoli come Capua, la colonia vanta almeno un secondo nome illustre oltre a Macrino: si tratta di Gaio Elvio Cinna, poeta amico di Catullo e imparentato con Cesare. Anche se le notizie della vita di Cinna sono poche, gli studi riconducono la sua nascita al cuore della Gallia Cisalpina, nella città del Capitolium. La sua principale opera fu Zmyrna, che diventò simbolo stesso della poesia nuova, basata sull’estrema cura formale dei versi. Si può dire che per la sua epoca fosse un vip dei salotti culturali.

Secondo Plutarco, peraltro, fu ucciso per errore al funerale di Giulio Cesare, dopo essere stato scambiato per un cospiratore quasi omonimo. Chissà se, come Macrino, anche Cinna finirà prima o poi per essere associato, a torto o a ragione, a un personaggio cinematografico.

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