Cultura

«Una pistola misteriosa e un testimone chiave: rileggo la strage di Esine»

Francesco Mannoni
Andrea Cominini ricostruisce la morte dei fratelli Gimitelli nello scontro a fuoco con i Carabinieri del 7 aprile 1931
Il luogo dello scontro a fuoco a Esine
Il luogo dello scontro a fuoco a Esine
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«Pasqua di sangue a Esine» titolava il Popolo di Brescia il 7 Aprile 1931, informando che «la notte un conflitto aveva messo di fronte i tre fratelli Gimitelli e tre carabinieri, di costoro uno era morente, un altro ferito: ma nessuno dei fratelli era scampato: due uccisi sul colpo, il terzo perito poco dopo all’ospedale di Darfo. L’eccidio era avvenuto sul ponte della Grigna: c’erano ancora là i cadaveri». Anche la stampa nazionale s’interessò alla tragedia dei «Tre facinorosi uccisi in conflitto. Un brigadiere e un appuntato feriti»: le notizie si sommavano alle supposizioni, allo sdegno e alla commozione ed Esine fu sommerso da strazio e compassione.

I tre degli otto figli di Antonio Gimitelli e Annunciata Chiarolini uccisi il 6 aprile del 1931 erano Lorenzo (nato l’11 febbraio 1899), Giovanni Battista (12 aprile 1906), e Bortolo (1 aprile 1913): tutti lavoratori e non malfattori, un po’ insubordinati ma non politicizzati. Non erano antifascisti rissosi anche se cantavano «Bandiera rossa», ma boscaioli lontani dalla politica pur spacciati spesso per «bulli rustici, avvinazzati, prepotenti e boriosi».

I tre fratelli Gimitelli
I tre fratelli Gimitelli

Lo scrittore e storico camuno Andrea Cominini, autore di capillari ricerche riguardanti le provincie di Brescia e di Bergamo, insegnante di lingue e letterature straniere nella scuola secondaria, con un paziente lavoro, 95 anni dopo, ha scavato nei fatti guardandoli da ogni possibile angolazione ed evidenziando ombre e dubbi su molti aspetti della vicenda.

Il risultato è l’ottimo saggio «Oltraggio al regime» (Mimesis edizioni, 286 pp., 22 euro, Prefazione di Mirco Carrattieri) in cui «La tragica vicenda dei fratelli Gimitelli nell’era fascista» è rivoltata parola per parola rileggendo i giornali del tempo, le relazioni delle indagini svolte in modo non sempre obiettive, le testimonianze orali, i documenti d’archivio e le biografie dei tre militari implicati: il brigadiere Giuseppe Gurnari, l’appuntato Giuseppe Petrillo, il carabiniere Aladino Zuliani.

Andrea Cominini, tra i tanti fatti da lei analizzati, il più importante era accertare se qualcuno dei fratelli Gimitelli avesse una pistola, e perché sparò.

Anche se il dubbio rimane, il ferimento del brigadiere alla tempia sinistra mi fa pensare che una pistola i tre fratelli l’avessero. Però dai documenti emerge che Lorenzo, sopravvissuto per sei ore alla sparatoria e interrogato in ospedale, negò il fatto. La ferita del brigadiere e il ferimento a morte dell’appuntato Petrillo potrebbe essere successa a causa di fuoco amico: nel momento della confusione spararono sia Petrillo che Gurnari. Sparando ai tre fratelli si sono anche feriti tra loro. Lo dicevano e lo dicono ancora tutti a Esine.

Come si spiega la pistola ritrovata accanto ai cadaveri?

La pistola ritrovata e attribuita ai fratelli Gimitelli avrebbe potuto appartenere ad una spia del regime, tale E.F. elettricista nato a Esine nel 1896 che la “prestò” agli inquirenti e dopo il fatto di sangue emigrò all’estero per paura di ritorsioni personali. Forse si trattò di una messinscena perché, se fosse sopravvissuto, Lorenzo avrebbe continuato a sostenere che lui e i fratelli erano disarmati. E sulla morte di Lorenzo, (forse “agevolata” da qualcuno) c’è più di un dubbio.

Lei però esclude la premeditazione dei carabinieri…

La sparatoria potrebbe essere un miscuglio tra un incontro casuale e la resa dei conti di qualche precedente. Secondo me potrebbe essere stato Petrillo ad iniziare la sparatoria lasciandoci la vita. Morto Petrillo, morti i tre fratelli, il brigadiere Gurnari ferito ma salvo, ha potuto dire ciò che voleva.

Perché ritiene importantissima la testimonianza dell’esinese Giacomo Lombardi?

Lombardi, nato a Esine nel 2010 e lì morto cento anni dopo, in una testimonianza raccolta nei primi anni 2000, raccontò che i tre fratelli Gimitelli, quella sera, erano all’osteria in via Grigna, dove c’era anche lui. Qualcuno ha detto che i ragazzi si trovavano lì perché c’era la festa dei coscritti dei nati nel 1910, ma non era vero. I Gimitelli iniziarono a giocare alla morra, attività ritenuta illegale a quel tempo. Successivamente, i tre ragazzi iniziarono a cantare canzoni proibite per quei tempi. Fu Lombardi che per primo parlò di una spia presente all’osteria che agì da delatore. Benché ultranovantenne, Lombardi ricordava bene i tre fratelli uccisi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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