Paolo Casadio lo dichiara subito: «Io sono innamorato del Garda». Benché abiti a Ravenna, dove è nato nel 1955, Casadio ha con il lago bresciano legami strettissimi: 40 anni fa ha conosciuto qui la donna che avrebbe sposato, Anna Pellegrini, sorella di quel Sandro giornalista, «che amò, visse e descrisse il Garda con ineguagliata intensità», anche sulle pagine del Giornale di Brescia e sulle frequenze di Teletutto.
A Sandro Pellegrini - mancato nell’ottobre 2022 - è dedicato il quarto romanzo di Casadio, «Giotto coraggio» (Manni editore, 400 pp., 20 euro), da pochi giorni in libreria. In esso, lo scrittore ha riversato tutto il suo amore per il Garda, ambientando la storia sulla riviera nel periodo della Repubblica di Salò, dal settembre 1943 all’aprile del 1945. Giotto è un orfano di 10 anni, nato in Romagna. Un bambino «con più spigoli d’un comodino», sveglio e sempre in movimento (i gardesani lo chiameranno «spicasalti»), abituato dagli eventi a stare sul chi vive. A condurlo sul Garda è Andrea Zanardelli, la pediatra di Fasano, che ha deciso di adottarlo: raro esempio, per quegli anni, di donna medico, Andrea è parente di Giuseppe Zanardelli e dall’illustre politico ha ereditato «lo stesso carattere permeato d’ideali e sentimenti di giustizia sociale». Intorno ai due protagonisti si muove una folla di personaggi, alcuni inventati e altri realmente esistiti. Figure e luoghi sono tratteggiati con vivace accuratezza, le vicende individuali incrociano gli eventi storici: l’arrivo dei tedeschi (i «crapù») e quello di Mussolini, le ville trasformate in ministeri e ospedali, la resistenza all’occupazione, le officine Fiat allestite nelle gallerie della Gardesana occidentale per produrre motori d’aereo al riparo dai bombardamenti.



