Cultura

Berizzi e il libro su CasaPound: «Rapporti con la destra di Governo»

Il giornalista, sotto scorta da sette anni per le minacce ricevute da gruppi di estrema destra, presenterà il suo ultimo lavoro a Brescia venerdì 28 alle 17.30 nella Sala del Camino di Palazzo Martinengo delle Palle
Paolo Berizzi
Paolo Berizzi
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Paolo Berizzi è un giornalista italiano, inviato speciale de «la Repubblica» dal 2000. Nel corso della sua carriera ha svolto diverse inchieste sui movimenti neofascisti italiani, scrivendo anche alcuni libri sull’argomento. Vive sotto scorta da sette anni dopo aver ricevuto minacce e atti intimidatori. Venerdì 28 alle 17.30 sarà a Brescia nella Sala del Camino di Palazzo Martinengo delle Palle per presentare – dialogando con la giornalista Anna Della Moretta – il suo ultimo saggio «Il libro segreto di CasaPound», edito da Fuoriscena (208 pagine, 17 euro) e scritto grazie alle rivelazioni di un militante dell’organizzazione neofascista.

Paolo Berizzi, scrivere questo libro è stata una necessità? Un dovere?

Ho sentito la necessità e l'urgenza di smascherare l'organizzazione neofascista più importante degli ultimi 20 anni in Italia che, come tutti i gruppi e i movimenti simili, nel nostro Paese viene curiosamente tollerata, ma di fatto è fuori dalla Costituzione. Da 23 anni occupa un palazzo dello Stato, ma questo è un problema nel problema. La questione vera è che le organizzazioni neofasciste dovrebbero essere bandite da una repubblica nata dall’antifascismo.

CasaPound ha ostacolato in molti modi la pubblicazione e la diffusione del libro. Com’è andata?

Lo ha fatto attraverso i suoi legali, ma non ci sono riusciti. Allora hanno provato ad affossarlo emanando una direttiva partita dalla sede centrale diretta a tutti i militanti che chiedeva di non comprarlo, di non leggerlo e di non parlarne. Qualcuno invece l’ha fatto: Davide di Stefano, storico dirigente di CasaPound, fratello del più noto Simone, ha diffuso un lungo video nel quale attacca il libro, mi insulta e scatena una caccia alla talpa. Hanno cercato di censurare il libro preventivamente che è un metodo tipicamente fascista. Con la cultura hanno poca dimestichezza e in più, ovviamente, temevano i contenuti del libro.

La sua fonte è un militante di primo livello. Cosa significa? Qual è la gerarchia all’interno di CasaPound?

Come tutte le organizzazioni neofasciste ha un’impostazione quasi militare, verticistica e molto gerarchica. La gola profonda del libro definisce il palazzo di via Napoleone III una «caserma nera». L'impostazione tipica dei movimenti fascisti e neofascisti si rifà alla disciplina, all'ordine, alle regole ferree e anche alla violenza. Militante di primo livello significa che è una figura storica. Lui continua a definirsi fieramente fascista, ma pensa che i suoi ideali siano stati traditi dai vertici dell’organizzazione.

Come si è sentito quando è stato contattato?

All'inizio pensavo o a uno scherzo o a una trappola. Mi sono chiesto «perché un militante di CasaPound contatta me». Ero molto scettico e molto diffidente. Poi ho fatto le dovute verifiche e ho avuto l'assoluta e granitica certezza che l'interlocutore che mi ha contattato fosse credibile e affidabile. La sua credibilità si è poi cementata quando abbiamo iniziato a incontrarci e mi ha offerto un corposo materiale fatto di chat, video, messaggi e documenti interni di CasaPound.

Quali sono i rapporti di CasaPound con la destra di Governo?

La destra di Governo riesce a marcare delle distanze rispetto alle organizzazioni neofasciste, compresa CasaPound, ma i rapporti esistono. Nel libro racconto i legami tra alcuni esponenti di CasaPound e Giorgia Meloni e Ignazio La Russa. Non dico che la presidente del Consiglio appartenga all’organizzazione, ma è evidente che i due mondi non siano poi così distanti. I gruppi come CasaPound si sentono sostanzialmente coperti dal clima politico attuale perché al governo c’è un partito che ha ancora nel suo simbolo la fiamma che arde sulla tomba di Mussolini a Predappio. Prima c’era una sorte di pudore, i fascisti stavano nell’angolo. Adesso hanno perso ogni freno inibitorio. Quando Meloni è stata eletta, nel 2022, disse che avrebbe fatto rialzare la testa a chi per anni aveva dovuto tenerla bassa: si riferiva ai fascisti ed è l’unica promessa che ha mantenuto.

Ma lei parla anche di finanziatori…

Sì. Questo è uno degli scoop del libro. Pubblichiamo un elenco, con nomi e cognomi: sono una settantina di finanziatori ben inseriti nella società civile. In alcuni casi con ruoli di assoluto prestigio o apicali all’interno delle istituzioni pubbliche. Il nome di maggior richiamo è quello di Mario Vattani, che attualmente è commissario italiano per l'Expo di Osaka 2025 ed è in procinto di diventare ambasciatore italiano in Giappone.

Cosa significa la violenza per CasaPound e i suoi componenti?

La violenza è sempre stata una componente importante in CasaPound, direi fondamentale. La fonte del mio libro parla dei pestaggi nei confronti di chi sgarra. Degli «schiaffi educativi». Ma ovviamente la violenza è una pratica comune anche all’esterno dell’organizzazione. È sempre stata un ingrediente e un accessorio portante del fascismo: Mussolini parlava infatti del «santo manganello». Questa violenza ovviamente presuppone che ci sia anche una preparazione, un'educazione, un allenamento fisico, un addestramento. I militanti di CasaPound si preparano allo scontro in campi di addestramento. Tutto ciò è accompagnato da altre pratiche, da riti Pagani ed esoterici.

Nel saggio c’è un passaggio anche su Brescia.

Brescia con piazza Loggia ha una storia drammaticamente legata all’eversione nera, ma possiede anche una forte tradizione di resistenza e di antifascismo. Purtroppo però – e duole dirlo – negli ultimi anni sta diventando una delle piccole palestre usate dal neofascismo. Una settimana fa si è tenuto un convegno di «Remigrazione e riconquista»: al suo interno ci sono gruppi che fino a poco tempo fa si guardavano in cagnesco, ma adesso unisce molte realtà della destra estrema. Credo che la proposta difficilmente arriverà in Parlamento perché nessuna di queste organizzazioni vi fa parte. Ma vedremo se ci sarà qualche parlamentare compiacente.

A causa del suo lavoro è sotto scorta dal molti anni. Cosa prova?

È un dramma sia per lo scortato, sia per chi scorta. È una gabbia psicologica che però ti tutela. La tua vita cambia, come cambia il tuo modo di lavorare. E complicatissimo fare l’inviato sotto scorta. Io purtroppo ho un tristissimo primato: sono l’unico giornalista in Europa sotto scorta a causa di minacce neofasciste e neonaziste. È triste, ma forse è anche un indicatore, una spia del clima che stiamo vivendo in Italia. I gruppi neofascisti non gradiscono che vengano accesi su di loro i riflettori e nel momento in cui lo fai diventi un nemico. Credo che in un Paese civile, costretti a una vita blindata non dovrebbero essere i giornalisti, ma i neofascisti o i neonazisti. Se accade il contrario assistiamo a una sconfitta dello Stato perché vuol dire che non si riesce a sradicare il fenomeno, la sorgente delle minacce. Posso capire che con la mafia non sia facile, ma per l’eversione nera è diverso: le organizzazioni possono essere chiuse.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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