Oltre il 28 maggio: un libro sulla Brescia vivace colpita dalla bomba

Cosa accadeva, a Brescia e in Italia, in vari rami della società e della vita quotidiana, in quel 1974 che il 28 maggio avrebbe vissuto la neofascista Strage di piazza Loggia? Cosa c’era attorno all’efferato evento di 50 anni fa?
Il libro
Dà una sua risposta il volume «28 maggio 1974 & dintorni - Un altro racconto» concepito e curato da Renato Corsini, fotografo, direttore artistico di mostre e vari Brescia Photo Festival nonché responsabile del bresciano Macof-Centro della fotografia italiana. Edito dalle Edizioni del Museo (30 euro, reperibile al Macof), scapigliatamente senza numeri delle pagine né indice, il voluminoso albo (28x28 cm) viene presentato oggi, martedì, alle 18.30 al Mo.Ca di via Moretto 78 a Brescia. E sostanzia un approccio atipico: ricordare il contesto dell’epoca in cui avvenne l’atto eversivo che durante una manifestazione sindacale antifascista costò otto morti e 104 feriti.
Un altro racconto

Corsini ha infatti volutamente perseguito quello che nel titolo definisce «un altro racconto», sfidando le convenzioni del pur nobile e irrinunciabile genere commemorativo che salva la Memoria di ciò che non va obliato. L’ha fatto – per vocazione primaria di fotografo fra quelli che testimoniarono l’attentato – scegliendo di documentare solo il «dopo»: le esequie ai Caduti e la manifestazione di popolo che, fra autorità e volti anonimi, le accompagnò. Servendosi dunque di «un altro sguardo», di sguincio, qua e là persino un po’ stridente con la dolente sacralità del tema principale (la Strage).
C’è una (voluta) cesura fra solenne dolore e rabbia della prima parte del libro con la fotocronaca e l’analisi socio-politica, e la leggerezza (antiretorica, non irrispettosa) di certi temi trattati nei saggi sul contesto contemporaneo alla stagione del tragico evento.
Le firme delle differenti parti saggistiche – Roberto Bianchi, Armando Borno, Claudio Bragaglio, Piero Cavellini, Angelo Cioffi, Olivia Corsini, Gian Paolo Laffranchi, Massimo Minini, Sara Polotti, Jean Luc Stote, Roberta Valentini, Michele Venturini, Marcello Zane – tratteggiano però un quadro completo, dentro e fuori dalla Strage.
Le foto

Ecco allora, in una quarantina di pagine iniziali, le foto d’epoca in biancoenero di Corsini sui funerali di Stato e non i raccapriccianti esiti della bomba fascista: queste ultime sarebbero state – si può ipotizzare dell’opzione del curatore – già tristemente notissime, e poco avrebbero aggiunto all’alternativo approccio narratorio. Meglio allargare lo sguardo, fare «un altro racconto» appunto; a costo di accostare – come nei capitoli della seconda metà del libro riuniti col sottotitolo «... & dintorni - Il mondo fuori dalla piazza» – apparenti quisquilie tematiche alla dolente premessa d’apertura.
Perché in quel 1974 Brescia e l’Italia stavano vivendo anche altro che non fosse la piovigginosa mattinata in una Piazza della Loggia «...piena di ombrelli, piena di vita», poi ferita a morte. E ciò dà più misura di quella macroscopica anomalìa assassina.
Un altro sguardo
È un accostamento, atipico ma funzionale, che va accolto: la musica, la danza, la televisione, la pubblicità, il cinema, la moda, l’arte, i personaggi della cultura, l’editoria, la fotografia, il contesto bresciano, si snodano - quasi arcani rispetto a ciò che le pagine precedenti illustrano - nella seconda parte del racconto. E un altro «sguardo» guida Corsini nel suo diversamente affabulare, senza però dimenticare il nocciolo della questione, la ferita del 28 maggio: in un 1974 fatto anche d’altro che pure esisteva lontano da quel brivido; che dunque ne rimarca l’orrore.
Non mancano però approfondimenti coerenti alla premessa sostanziale della narrazione bi-dimensionale: ad esempio il contesto politico, bresciano e no, che analizzato cala il lettore nel «mood» – la strategia della tensione – in cui l’eversione fascista s’insinuò feroce e sanguinaria.
C’è, insomma, nell’albo corsiniano il sacro della Memoria e il profano della realtà: un mix ardito che nella sua osata originalità offre sì “un altro racconto” del lutto, ma reattivo e propedeutico a un’incrollabile resistenza.
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