Neri Marcorè, con quella faccia un po’ così, quella maniera di fare garbata da gentiluomo d’altri tempi, se ne infischia delle mode e fa concerti, serie tv, film... Pupi Avati ha rivelato al mondo la sua vena drammatica e surreale, che gli ha regalato «un biglietto per una giostra che continua a girare» in tutte le direzioni. Quando è sul grande e piccolo schermo, non ricordi più le sue incredibili imitazioni, ma lo vedi unicamente come attore di talento.
Come ora, nel film «Boys» di Davide Ferrario che ha inaugurato il Taormina Film Festival diretto da Federico Pontiggia; film (con altri protagonisti Giovanni Storti, Marco Paolini e Giorgio Tirabassi) che sarà nei cinema da giovedì. Neri si racconta, con noi, partendo proprio da questa pellicola rock. «"Boys" è una band musicale che nasce sul finire degli anni ’60, inizio ’70. I componenti - spiega Marcorè - a cinquant’anni di distanza continuano ancora a suonare, anche se hanno messo da parte l’illusione di poter vivere facendo i musicisti. La passione comunque permane. E, per ritornare sotto i riflettori, arriva la possibilità di modificare radicalmente la loro vita e tornare al successo. Così si ritrovano a decidere se compromettersi con un progetto commerciale o restare puri, però senza un quattrino».



