Cultura

Nencetti è Peter Pan al Clerici: «A Brescia gran fermento culturale»

Enrico Danesi
Sabato e domenica il bresciano in scena nel musical che unisce l’immortale racconto di James Matthew Barrie e il rock spumeggiante di Edoardo Bennato
Il bresciano Luca Nencetti è Peter Pan
Il bresciano Luca Nencetti è Peter Pan
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L’immortale racconto di James Matthew Barrie, il rock spumeggiante di Edoardo Bennato: sono gli ingredienti principali di «Peter Pan - Il musical», che conduce lo spettatore nel viaggio sull’«isola che non c’è».

L’alchimia tra la storia del ragazzo che «non vuole crescere mai» e le invenzioni sonore del cantautore napoletano genera infatti uno spettacolo in pista dal 2006, che ora si ripropone con un cast in parte rinnovato, confermando però Maurizio Colombi in regia e Martha Rossi/Wendy, per garantire continuità a una delle produzioni più apprezzate del panorama italiano, che ha raccolto oltre un milione di spettatori in più di mille repliche.

Adatto a tutta la famiglia, Peter Pan va in scena al Teatro Clerici di Brescia sabato 21 dicembre alle 21 e in replica domenica 22 alle 16.30: biglietti disponibili per entrambe le date, con prezzi da euro 23 a euro 57.50 più commissioni (info su www.zedlive.com). Se per il ruolo di Capitan Uncino c’è il ritorno del veterano Claudio Castrogiovanni (che fu il primo a interpretarlo) e in quello di Spugna brilla Renato Converso, a vestire i panni del protagonista c’è il bresciano Luca Nencetti, nato a Düsseldorf ma cresciuto a Capodimonte (frazione di Castenedolo), ora residente in città, che abbiamo intervistato.

Luca, è Peter Pan da ottobre. Soddisfatto?

«Entusiasta. È la prima volta che faccio un ruolo di questo tipo nel musical e trovo che sia molto soddisfacente, oltre che superdivertente. Il personaggio può essere molto semplice o molto complesso a seconda dei punti di vista: ciò che Peter mette nel mondo è la voglia di giocare, di divertirsi e di non pensare, l’irresistibile desiderio d’avventura; ma se uno vuole stratificare c’è molto altro a disposizione, perché entra in campo la dimensione del sogno, l’amore per i Bimbi sperduti (sei ragazzini che vedono in Peter Pan il loro leader, ndr) e una profonda nostalgia».

In scena recita, balla, fa acrobazie, canta. Qual è il percorso formativo che le consente di riuscire in tutto questo?

«Da ragazzo ho fatto quasi esclusivamente ginnastica artistica, per cui sono a mio agio con gli elementi acrobatici del ruolo. Per la ginnastica sentivo una vera e propria vocazione, altre discipline restavano in disparte; il che è stato un bene, perché con l’approccio zelante che mi riconosco avrei disperso energie in troppe direzioni. Come spesso succede con lo sport agonistico, a un certo punto, intorno ai 17 anni, mi sono chiesto se il gioco valesse davvero la candela. Sono dunque entrato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico a Roma, quindi ho iniziato a lavorare nella capitale, al Globe Theatre. Mi sono formato nella prosa, insomma, mentre ho approfondito il canto per conto mio. Non è facile passare da una disciplina all’altra, ma ho il vantaggio di amarle tutte, e il musical consente di tenerle insieme».

Che effetto le fa approdare nella sua città da protagonista?

«Un effetto splendido. Siamo forti, qui a Brescia, c’è un gran fermento culturale... Lo scorso anno mi è capitato di lavorare al Centro teatrale bresciano con Fausto Cabra e posso dire che raramente sono stato trattato così bene da una produzione: tanta professionalità, amore per il lavoro... Il Clerici è il teatro più grande in cui andremo in Italia e so già che rivedrò tanti amici».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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