Dell’articolato processo di fabbrica delle notizie, una delle parti più affascinanti, se si esclude ovviamente il lavoro del giornalista avvolto da luci e ombre, è indubbiamente quella finale, quando il legame tra copie e rotativa ricorda quello di una maestrale esibizione di tango. Più di cinquantamila copie in un’ora escono da questa macchina sempre più sofisticata in grado di danzare con il bianco e il nero, ma anche con tutte le sfumature della scala cromatica. Vi chiederete: perché la rotativa? Un sentimento di nostalgia in un periodo storico di grande trasformazione degli strumenti di informazione che prevede una progressiva sostituzione della carta con le nuove tecnologie digitali? Anche. Ma non solo.
Durante la lettura del monumentale «L’Affaire. Tutti gli uomini del caso Dreyfus» dello scrittore Piero Trellini, 1376 pagine edite da Bompiani, nel capitoletto sulla stampa l’autore sottolinea che, nella seconda metà dell’Ottocento, in Francia «il numero dei lettori crebbe e sempre più cittadini poterono creare le proprie opinioni attraverso la lettura dei giornali». Diffusione agevolata da tre fattori: «Le norme sulla libertà di stampa, sancita in Francia il 19 luglio 1881, che tutelavano i giornalisti dalle accuse di diffamazione; lo sviluppo delle ferrovie, che migliorò enormemente le comunicazioni e, con esse, la diffusione delle informazioni; i processi di stampa».



