«Vi scrivo la canzone perfetta»: così nasce un pezzo per l’Ariston

Al termine della seconda serata del Festival, con «I p’me, tu p’te», Geolier è entrato a gamba tesa in testa alla classifica provvisoria di tappa. Il brano porta la firma di Davide Simonetta. Annalisa si è fin qui attestata al terzo posto in entrambe le prime due graduatorie parziali.
Simonetta ha scritto e prodotto la sua «Sinceramente». Per un certo periodo di tempo compagno della cantante savonese, ha messo la propria firma sulle canzoni che ne hanno innescato l’ascesa: «Bellissima», «Mon amour», «Ragazza sola» ed «Euforia», tutti ai vertici delle classifiche. Ha inoltre scritto «Due vite», canzone con cui Marco Mengoni ha vinto Sanremo 2023. Di quel Festival «Tango» di Tananai fu tra le migliori sorprese. Il brano ha avuto una vita lunghissima anche post-Ariston. Indovinate chi lo ha fatto nascere?
Lodigiano, 41 anni il 5 maggio, in arte anche d.whale, Simonetta è un cacciatore di melodie. Un rabdomante di ritornelli pop. Se le classifiche e l’airplay radiofonico hanno un valore (e lo hanno), se i risultati dei brani al Festival di Sanremo hanno un valore (e lo hanno), al momento - in Italia - è il migliore. Ed è curioso notare che, nel primo decennio del nuovo millennio è stato frontman, e naturalmente songwriter, di due band. Prima i Karnea (con sonorità grunge), poi i Caponord (indie-pop un po’ alla Coldplay). Progetti di valore, ma rimasti alla periferia del grande successo, nonostante i contratti con i colossi Sony e Warner. Davide è anche un bell’uomo. Per cui non si può nemmeno affermare che la gloria sia stata mancata per l’assenza di un’immagine convincente.
Il dono
«Scrivo canzoni da quando ho 5 anni - racconta -, ma a 20 non ero pronto. Però ho inquadrato il mio dono. Ogni persona ha un bisogno e cerca un canale per raccontarlo. La mia ragione di vita sono le canzoni. È un’arte che puoi affinare - afferma sicuro -, ma fino a un certo punto. Alla fine, con quel talento ci nasci o non ci nasci». Melodia (naturalmente anche arrangiamento e produzione), ma pure parole. La prima viene prima delle seconde. E in questo Davide non esita a definirsi “Noelgallagheriano”, ricordando come il songwriter degli Oasis abbia più volte affermato di non avere idea di cosa significassero i propri testi, totalmente secondari rispetto alle traiettorie melodiche, specie nei ritornelli. «Belle parole con una melodia azzeccata sono ovviamente la combinazione migliore - sottolinea -. Ma sono convinto che la parola, in sé, abbia il compito di non dare fastidio alla melodia. E, come autore, capisci di aver fatto centro quando qualcosa che hai scritto diventa l’aria del coro di una curva, allo stadio. Con ‘Mon amour’, ad esempio, è successo».
A volte i brani arrivano come dall’alto, d’improvviso. «Capita che le scriva in un secondo - prosegue Simonetta -. È accaduto, ad esempio, con ‘Bellissima’, per Annalisa. A volte serve un po’ di più. È il caso di ‘Due vite’ di Mengoni. In alcuni casi serve un po’ di fortuna, in altri la soluzione arriva inaspettata. Mi è capitato di trovare la parte mancante di una canzone mentre cercavo di entrare al Forum di Assago: il concerto cui volevo assistere stava per iniziare, ed ero in ritardo. In questi casi ti appunti l’idea sul cellulare. Poi ci lavori in studio. Luogo in cui passo ogni giorno della mia vita».
Simonetta non ha dubbi. Per scrivere bene bisogna essere abbastanza onnivori a livello di ascolti. «Ma io non posso prescindere dalla musica europea, e soprattutto da quella britannica. Ancora - è convinto - le migliori linee melodiche vengono da lì». Una storia che si rigenera, dai Beatles a oggi. L’ordinario processo creativo di Davide prevede che sia lui stesso a registrare i primi provini, voce compresa. Anche per i brani di Annalisa. «La mia vocalità ha sfumature femminili, simili a quelle di Tom Chaplin, vocalist dei Keane. Questo - ammette - aiuta». Tra coloro che hanno ascoltato i suoi demo c’è chi è pronto a giurare che, paradossalmente, suonino pure meglio dei prodotti finiti, cantati da altri.
E come si scrive un brano per Sanremo?
«Ah, è un altro campionato - esclama Simonetta -. La canzone che arriva all’Ariston dev’essere composta in modo tale che abbia momenti speciali in tutte le sue parti e in tutto il suo sviluppo. È la sfida più affascinante. Quella per cui non dormi la notte. Per lo ‘special’ (la variazione dentro alla tradizionale struttura strofa-ponte-ritonello, ndr) di ‘Sinceramente’ ho cercato qualcosa che tenesse l’ascoltatore incollato».
Torniamo a bomba, ai 20 anni, a quello che ha lasciato dentro essere “dall’altra parte”, sul palco, in prima fila, con la propria faccia e la propria voce, alla ricerca di un successo che, in realtà, sarebbe arrivato dopo, in un’altra forma. «È stata un’esperienza fondamentale fatta di furgoni, concerti, case discografiche e discografici che ti dicono: ‘Il tuo tempo è già finito’. Fatta di porte in faccia». Oggi è tutta un’altra musica.
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