Raf al Dis_Play, in concerto quarant’anni di carriera

Il cantautore pugliese ha festeggiato quarant’anni di carriera e di successi davanti a un migliaio di spettatori
Enrico Danesi
SPETTACOLI BRESCIA TEATRO DIS_PLAY RAF NELLA FOTO UN MOMENTO DEL CONCERTO 23-11-2024 PIERPAOLO PAPETTI AGENZIA NEWREPORTER
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Raf durante l'esibizione sul palco del Dis_Play

Raf per mille, al Dis_Play di Brescia. Il cantautore pugliese, disposto più del consueto al dialogo con il pubblico, ha festeggiato quarant’anni di carriera e di successi davanti a un migliaio di spettatori. Lo ha fatto con un concerto abbastanza sostanzioso (più di venti canzoni), che spende all’inizio «L’iperbole», un brano che Raffaele Riefoli in arte Raf ha sovente indicato come quello del suo cuore, caratterizzato da un’orchestrazione notevole, quasi sinfonica. Il corpo centrale del live è invece un tuffo nelle sonorità anni ‘80 e ‘90, alla cui essenza Raf è rimasto legato, anche se non ha mai smesso di rinfrescare e affinare (adeguandoli al tempo che passava) gli arrangiamenti delle sue canzoni.

D’altronde, non era lui che si chiedeva «Cosa resterà degli anni ‘80» in una canzone che mantiene ancora oggi la sua carica accorata e nostalgica? Un concetto che ribadisce con onestà quando, rivolgendosi alla platea, combina in un unico discorso le vette della vita e del mestiere: «Faccio pop da quarant’anni e credo di aver raccontato storie con i ritmi che sentivo dentro. Ma è l’amore ciò che più conta, e quello per mia moglie (la dolcissima Gabriella Labate, ndr) mi ha cambiato, rendendomi meno inquieto anche nei momenti difficili».

L’electro-pop di Raf – che talvolta sfocia in rock, come in «Ossigeno», e si giova di un uso massiccio della tromba per aggiungere imprevedibilità all’insieme – è musica ampiamente riconoscibile, fortemente ritmata e dall’impatto immediato, che poggia su pilastri inossidabili di una parabola artistica da venti milioni di dischi venduti, e dunque su hit tipo «Inevitabile follia», «Sei la più bella del mondo», «Gente di mare», «Stai con me», «Il battito animale», «Con le mani su» (quando la coreografia con mille smartphone accesi rischia l’inquinamento luminoso), ma pure pezzi meno rinomati (eppure accolti trionfalmente) come «Oasi», «Due» o «Un’emozione inaspettata». E, ovviamente, si esalta con «Self Control», esemplare di italo disco celebrato in tutto il mondo, che nel 1984 mandò Raf in orbita. Un solo bis, «L’infinito», per raccogliere l’ovazione di rito.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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