Raf per mille, al Dis_Play di Brescia. Il cantautore pugliese, disposto più del consueto al dialogo con il pubblico, ha festeggiato quarant’anni di carriera e di successi davanti a un migliaio di spettatori. Lo ha fatto con un concerto abbastanza sostanzioso (più di venti canzoni), che spende all’inizio «L’iperbole», un brano che Raffaele Riefoli in arte Raf ha sovente indicato come quello del suo cuore, caratterizzato da un’orchestrazione notevole, quasi sinfonica. Il corpo centrale del live è invece un tuffo nelle sonorità anni ‘80 e ‘90, alla cui essenza Raf è rimasto legato, anche se non ha mai smesso di rinfrescare e affinare (adeguandoli al tempo che passava) gli arrangiamenti delle sue canzoni.
D’altronde, non era lui che si chiedeva «Cosa resterà degli anni ‘80» in una canzone che mantiene ancora oggi la sua carica accorata e nostalgica? Un concetto che ribadisce con onestà quando, rivolgendosi alla platea, combina in un unico discorso le vette della vita e del mestiere: «Faccio pop da quarant’anni e credo di aver raccontato storie con i ritmi che sentivo dentro. Ma è l’amore ciò che più conta, e quello per mia moglie (la dolcissima Gabriella Labate, ndr) mi ha cambiato, rendendomi meno inquieto anche nei momenti difficili».



