Facchinetti: «Parsifal è il mio sogno, lo dovevo a Valerio e Stefano»
Parsifal è un cavaliere della Tavola Rotonda, noto per la sua ricerca del Sacro Graal e per la sua purezza d’animo. Nel 1973, da un’intuizione di Valerio Negrini, fondatore e autore di molti testi delle canzoni dei Pooh, nasce il fortunatissimo album – il sesto della band – dal nome, appunto, «Parsifal». Dopo 52 anni, Roby Facchinetti, onorando una promessa fatta ai compianti Negrini e Stefano D’Orazio, ha pubblicato «Parsifal. L’uomo delle stelle» un’opera-prog con le sue musiche e le liriche degli stessi D’Orazio e Negrini. Il cantante bergamasco l’ha presentata con un «instore tour» al centro commerciale Elnos di Roncadelle.
Facchinetti, è stato un viaggio lungo, è servito tanto lavoro, ma finalmente ha realizzato il suo sogno...
Parsifal nel ’73 ha cambiato il percorso professionale e personale dei Pooh. Visto il grande interesse riscontrato per questo cavaliere senza macchia, è nata l’idea di fare un’opera con Valerio, anche se sapevamo che realizzarla sarebbe stato difficilissimo. I sogni, però, quando sono profondi e veri, si realizzano magari anche grazie a combinazioni che ti aiutano nell’intento. Abbiamo iniziato nel 2011 con Valerio che fece in tempo a scrivere un brano, «La preghiera», poi morì e io allora persi ogni speranza. Invece accadde un altro miracolo, D’Orazio tornò con i Pooh e cominciò ad aiutarmi per proseguire l’opera. Abbiamo lavorato per tre anni fino a settembre 2020: l’opera era finita ma il 7 novembre Stefano morì. Per questo, portare a termine questo percorso era fondamentale per me: lo dovevo a loro due».
Un’opera che potrebbe sembrare anacronistica da proporre oggi ad un mondo discografico che va veloce e predilige brani brevi, invece è un successo...
È un lavoro che il nostro pubblico aspettava da anni, lo avevamo promesso. Chi lo ha ascoltato ha capito il lavoro che c’è dietro, non abbiamo badato a spese, abbiamo cercato di dare il massimo musicalmente, abbiamo curato i dettagli. Stefano ha scritto tantissimo, chi ascolta la storia può immaginare le scene: è un’opera molto visiva.
Il prossimo sogno quindi sarà metterla in scena?
Chiaramente sì, lo voglio portare sul palco nel 2027, perché si presta, perché è già scritto per essere trasformato in opera».
Ancora due anni di attesa per un’ottima causa: nel 2026 infatti dovrà salire sul palco per festeggiare i 60 anni dei Pooh...
È un anniversario importantissimo, non è uno scherzo, è qualcosa di unico: una band come la nostra che riesce a festeggiare il sessantennale con le luci accese è cosa unica. Non possiamo che ringraziare Dio, gli uomini e la stella a quattro punte che non si è ancora spenta.
Su quel palco non ci saranno né Valerio né Stefano, che però restano vivi nel cuore dei Pooh e del pubblico.
Abbiamo condiviso una vita intera. Valerio mi disse dopo pochissimi giorni che ero entrato nei Pooh «Dobbiamo differenziarci dalle altre band che fanno cover, dobbiamo essere cantautori» e il suo intuito è stata la nostra fortuna. Anche con Stefano ho ricordi bellissimi, abbiamo vissuto in simbiosi i suoi ultimi tre anni. Credo sarà felice di quello che siamo riusciti a fare.
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