Musica

Paolo Jannacci: «Canto mio padre Enzo, investigatore dell’animo umano»

Giacomo Baroni
Dall’Armando a Veronica, fino a Giovanni telegrafista, Paolo Jannacci è in scena a Calcinato con i personaggi di papà
Paolo Jannacci - © www.giornaledibrescia.it
Paolo Jannacci - © www.giornaledibrescia.it
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L’eroismo tragico di piccoli, grandi personaggi, raccontati con ironia ma anche un forte affetto, figure di straordinaria quotidianità nate da una capacità unica di leggere la propria epoca. Venerdì 21 marzo, Paolo Jannacci sarà con la sua band alle 20.45 al Teatro Marconi di Calcinato con il concerto «I personaggi nelle canzoni di Enzo Jannacci», in cui regalerà al pubblico una collezione delle vividissime figure che popolano le canzoni del padre.

«Abbiamo pensato a uno spettacolo ad hoc per gli amici di Brescia che si discosta un po’ dal nostro solito ‘In concerto con Enzo’, con una scaletta dedicata ai protagonisti che hanno caratterizzato storie e poi lo sono diventati loro stessi – racconta il pianista jazz, che dopo la scomparsa del papà ha deciso di continuare a mantenere vivi i suoi brani più celebri e amati –. A volte sono divertenti, a tratti tragici o un po’ sopra le righe, ma hanno sempre tanta umanità. Tra i personaggi più belli, secondo me, c’è la storia d’amore struggente di Giovanni telegrafista, tratto da una poesia di Ruggero Jacobbi, o l’Armando. Mi piace molto anche Veronica: inventarsi un brano così adesso sarebbe impossibile, pensate un po’ una prostituta che offre il suo servizio persino al Teatro Carcano!».

Sul palco con Jannacci ci saranno Roberto Gualdi alle percussioni, Marco Ricci al contrabbasso e al basso elettrico e Daniele Moretto alla tromba e al flicorno, tutti già membri della band di Enzo. I biglietti (20 euro esclusi d.p.) sono acquistabili online su Vivaticket o direttamente alla biglietteria del Teatro Marconi in via Carlo Alberto 1, da trenta minuti prima dell’inizio dello spettacolo.

Enzo dove trovava le ispirazioni per personaggi così azzeccati?

Senz’altro dal suo contesto. Lui è soprattutto un medico e poi un artista; chi ha la vocazione di intraprendere questa professione osserva l’umanità in maniera più profonda. Papà aveva, come me, grande rispetto e interesse per tutti, verso chiunque avesse delle storie da raccontare. Questi personaggi emergono dal suo contatto con il mondo, cercando di guardare fuori dalle righe definite dai canoni estetici e culturali. Uno che nel ‘64 canta di un barbone con le scarpe da tennis mentre tutti cercano storie d’amore è significativo.

Enzo Jannacci a Brescia nel 2003 - © www.giornaledibrescia.it
Enzo Jannacci a Brescia nel 2003 - © www.giornaledibrescia.it

Il 29 marzo cade l’anniversario della morte di suo padre; se dovesse scegliere una sua caratteristica per un brano?

Domanda difficilissima, impossibile rispondere. Così su due piedi mi viene in mente la sua attenzione nel raccogliere indizi. Potrebbe essere un investigatore dell’anima.

Sul lato personale, sta lavorando a nuovi progetti?

Sto preparando due dischi di cui sono molto contento. Il primo è uno strumentale per piano solo con standard e forse un paio di originali; è venuto molto bene, penso sia onesto. L’altro è un album più pop, che mi ha richiesto quasi otto anni di lavoro e in cui racconto delle storie, con un’attenzione doverosa al sociale, alle vicende di chi magari ha avuto dei problemi, e una visione del nostro mondo a volte distopica ma credo interessante. Un bello sguardo, anche profondo, su ciò che ci sta accadendo intorno e di cui spesso non ci accorgiamo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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