Musica

Murubutu: «Traccio la mappa di esperienze, luoghi ed esistenze»

Enrico Danesi
La «Letteratu-rap» del cantautore sale sul palco della Festa di Radio Onda d’Urto che in seguito ospiterà anche MezzoSangue
Murubutu
Murubutu
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Liriche di rango in chiave rap. Il palco principale della Festa di Radio Onda d’Urto è appannaggio stasera (quando si entra dalle 19 con sottoscrizione di 15 euro) di due tra i rapper più colti e «cantautorali» della scena nazionale, Murubutu e MezzoSangue, i quali talvolta hanno pure collaborato e magari regaleranno al pubblico bresciano qualche momento condiviso.

Si esibiranno con pari dignità, i due artisti; ma siccome qualcuno deve pur iniziare, sarà il cinquantenne reggiano Alessio Mariani a indossare l’abito da opener, lasciando il ruolo di headliner al trentaquattrenne Luca Ferrazzi, il rapper romano col passamontagna, latore di una proposta che poggia su versi affilatissimi e sonorità tra il punk-rock e l’elettronica, ora in giro per il Belpaese con il tour «Viscerale».

Abbiamo intervistato Murubutu/Mariani, che a marzo ha pubblicato il pregevole concept-album «La vita segreta delle città», in continuità con l’idea di «letteratu-rap» che propugna da anni, una combinazione di rap e storytelling che ora ricorre al linguaggio del cantautorato per «tracciare una mappa delle esperienze umane, rappresentazione viva dei luoghi che abitiamo e delle nostre esistenze».

Murubutu: l’ultimo lavoro è una sorta di fenomenologia dei centri abitati. Con quale obiettivo?

Nell’album c’è la volontà di indagare le città sia dal punto di vista sociologico che dal punto di vista letterario. Dunque, il loro mutamento nel corso del tempo, attraverso fenomeni come la gentrificazione o lo spopolamento dei piccoli centri, analizzati con l’ottica della nostra consapevolezza attuale, ma anche recuperando il suo retroterra letterario. Ecco allora i riferimenti a Walter Benjamin, a Calvino, a Joyce ed altri autori.

Perlomeno dal terzo dei suoi otto album, «Gli ammutinati del Bouncin’ ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari» (2014), utilizza la forma del concept, dell’album che punta sull’unità tematica e narrativa...

È così. Riprendendo quella che era un po’ la tradizione italiana, soprattutto degli anni Settanta, penso di fare una forma di cantautorato con la stessa intenzione che avevano i grandi cantautori: solo l’intenzione, però, perché di grande non c’è altro (ride, ndr)... La volontà è quella di trovare una strategia narrativa per articolare un concetto che mi conduca in territori che davanti al foglio bianco non sarei altrimenti riuscito a raggiungere.

Il nuovo disco ha un sound meno aggressivo e più ricco di sfumature rispetto al passato...

È parte di un percorso di esplorazione e conoscenza della musica intrapreso con alcuni musicisti, che mi ha permesso di valutare e apprezzare altre sonorità, che prima conoscevo meno. Un tragitto fatto di varie tappe, sulla via della musica black.

Insegna filosofia nei licei, e ha scelto il part-time per poter seguire in parallelo la carriera musicale. Il suo essere artista, rappresentante riconosciuto del panorama hip hop nazionale, la aiuta ad accorciare le distanze generazionali con gli studenti?

In parte sì. Ma non tanto per il mio essere artista, quanto per la competenza che ho su un tipo di musica molto ascoltato dai miei studenti.

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