Max Gazzè, intramontabile amplificatore di emozioni

Suggestive scelte coreografiche per il cantautore romano a Gardone Riviera al Tener-a-mente Festival
Enrico Danesi
Max Gazzè al Vittoriale per Tener-a-mente
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Max Gazzè al Vittoriale per Tener-a-mente

Antico e nuovo, laconico eppure naturalmente empatico, Max Gazzè fa il pieno di pubblico e applausi al Vittoriale. L’ennesimo sold out di «Tener-a-mente», ieri sera, è stato nel segno di un artista dallo stile riconoscibilissimo, felice cantore di fiabe elettroniche, alle quali ha dimostrato di poter cambiare abito sonoro senza mutarne il cuore.

Come sempre nei live del cantautore romano, è rilevante la componente scenografica, in questo caso dominata da una stravagante installazione di Francesco Filosa: un disco luminoso che rappresenta Sirio (la stella più brillante del cielo), la cui luce cangiante alimenta un aerofono, intensificatore di suoni ispirato a quelli della Seconda Guerra Mondiale (serviva a individuare gli aerei nemici), qui usato per amplificare magnificamente anche luci e suggestioni.

Ma in «Amor Fabulas - Interludio» ci sono novità pure sul versante degli strumenti (vibrafono, autoharp, fisarmonica e fiati, con chitarre, basso, piano), funzionali alla ricerca di sonorità acustiche particolari; e nelle scelte di scaletta, che recupera brani raramente eseguiti dal vivo o nuovi, tipo «Amo» e «Sarà papà», che aprono lo show. La parola d’ordine è varietà: spazio dunque per la tromba in «Poeta minore», arrangiamento barocco per «Edera», leggerezza per «Se soltanto» contrapposta alla denuncia di «Atto di forza».

E, ancora, levità analogica per un classico della casa come «Vento d’estate», quindi vetrina per la voce di Greta Zuccoli in «Comunque vada».

Non è nelle corde di Max «Je crois entendre encore», diamante musicale di Georges Bizet, ma apprezziamo il coraggio nel proporla e ci consoliamo con l’impareggiabile melodia. Ciò che segue è una playlist di hit non corrose dal tempo – in ordine sparso: «Cara Valentina», «La leggenda di Cristalda e Pizzomunno», «La favola di Adamo ed Eva» (integrata da una fluviale cavalcata strumentale tra rock e reggae), «Una musica può fare», «Il solito sesso», «La vita com’è», «Sotto casa» - in cui rifulge l’equilibrio tra testi immaginifici e armonizzazioni che li valorizzano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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