La cantante Erica Mou: «La vita è un cerchio che torna»

Enrico Danesi
In occasione del festival «Dallo sciamano allo showman» l’artista tornerà in concerto venerdì 29 agosto a Palazzo Martinengo di Malonno
La cantante Erica Mou - Foto Virginia Bettoja
La cantante Erica Mou - Foto Virginia Bettoja
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Cantante, autrice, scrittrice, occasionalmente attrice: la versatilità di Erica Mou è una delle sue caratteristiche salienti. Venerdì 29 agosto, l’artista pugliese (Erica Musci all’anagrafe di Trani, dove è nata trentacinque anni fa) torna in Valcamonica, come già in passato ospite del festival culturale «Dallo Sciamano allo Showman»: l’appuntamento è a Palazzo Martinengo di Malonno (alle 21, con ingresso libero), dove Mou (voce, chitarra) porterà in dote un sound che si colloca tra musica d’autore, folk e indie pop, proponendo le canzoni del «Cerchi Tour 2025», imperniato sul suo settimo disco in studio, accompagnata da Flavia Massimo al violoncello e da Molla a batteria e percussioni. L’abbiamo intervistata per farci dare qualche anticipazione sul suo spettacolo.

Erica Mou, «Cerchi» ci consegna, fin dal titolo, un’immagine di circolarità e, al contempo, la constatazione di una ricerca. Possiamo considerarlo un concept, in cui le undici tracce si raccolgono intorno a un’idea precisa?

«A posteriori sì, perché c’è un legame di sorellanza tra le canzoni, che risulta ancor più evidente se si ascoltano in sequenza, pratica che in epoca digitale non è scontata. Questo legame si è manifestato in maniera via via più chiara durante il percorso di realizzazione, perché è allora che ti rendi davvero conto di cosa stai parlando. In particolare, il concetto di “circolarità” è anche legato alla sensazione di trovarmi in situazioni in cui ero già stata prima, ma che ora mi trovano in una condizione diversa, con una consapevolezza diversa. Non c’è linearità, ma un disordine che ingarbuglia le storie, le quali raccontano cose solo in apparenza identiche. Sei proprio tu, persona nuova e cambiata, a renderle differenti».

L’album si apre con «Madre», nella quale «guarda» sua mamma nel giorno in cui l’ha concepita

«È una canzone costruita su una simmetria: immagino di incontrare mia madre nel giorno in cui sono nata, con il suo respiro che si lega idealmente al mio. In tutti gli altri brani ricorrono poi i concetti della (ri)nascita, del ritorno, del rinnovamento, della ricostruzione. Ma c’è un altro elemento che raccorda i diversi pezzi…».

Quale?

«Il fatto che tutte le canzoni, a livello di produzione, sono nate durante una residenza artistica al Teatro Petrella di Longiano (nella provincia di Forlì-Cesena, ndr). Per cui nello stesso posto, nello stesso momento e con le stesse persone, che poi sono i musicisti che mi accompagnano dal vivo da tempo, con cui abbiamo curato pure gli arrangiamenti. Una modalità creativa oggi forse atipica, ma che io apprezzo molto».

Aldilà della formula d’insieme, «Cerchi» è un disco molto personale. Ama ritrovarsi in un contesto che conosce intimamente?

«In effetti un po’ tutti i miei sette album sono legati a un concetto di fondo che li cuce insieme, e sono personali. Ma vale anche per romanzo che ho pubblicato a settembre 2024 (il suo secondo: “Una cosa per la quale mi odierai”, edito da Fandango, ndr), nel quale i personaggi si chiamano come me e come i membri della mia famiglia, ed in effetti è proprio la nostra storia, anche se c’è il filtro della letteratura. Con le canzoni la modalità è altra, ma finisco comunque per parlare di me».

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