Musica

L’organista bresciano Enzo Pedretti comparirà in docufilm tedesco

Enrico Raggi
Il musicista cresciuto a San Polo studia da 2 anni in Germania: «The Spirit of the Organ» sarà trasmesso sul canale Arte.tv dal 2025
Enzo Pedretti - © www.giornaledibrescia.it
Enzo Pedretti - © www.giornaledibrescia.it
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«Non ero abituato a quell’intrico di cavi, lampade, fili e cavalletti, al gioco incrociato di telecamere e obiettivi, agli effetti di luce. Inquadrature ravvicinate di mani, piedi e volto. Le vetrate che risplendono di colori, torri che svettano, archi che s’innalzano, le cupole che ti abbracciano. Visione d’insieme dell’organo, delle navate, delle volte.

Panoramica aerea sulla cattedrale e sulla città circostante. Oltre mille anni di storia musicale condensati in un film. Suoni che piovono dal cielo e salgono dalle viscere. Inferno e paradiso. Uomini e angeli. Le pietre che danzano, il soffio che canta e getta un ponte di note verso Dio. La musica della gloria. Come non innamorarsi nuovamente del re degli strumenti?».

Il ventenne organista Enzo Pedretti - nato a Sao Paulo da madre brasiliana, giunto a pochi mesi di vita a Brescia e cresciuto nel quartiere di San Polo - da due anni vive in Germania, dopo aver studiato al conservatorio cittadino sotto la guida di Giorgio Benati.

Pedretti ha già inciso cd, vinto importanti concorsi, tenuto récital solistici. Aggiunge ora un nuovo tassello alla sua verde ma già brillante carriera: ha contribuito alla realizzazione del documentario «The Spirit of the Organ», del regista Julian Benedikt, disponibile sul canale franco–tedesco Arte.tv a partire dal 2025 (il trailer è visibile su Vimeo). Il giovane musicista suona insieme a celebrità dello strumento a canne e della musica come Wayne Marshall, Olivier Latry, Hans Zimmer, Cameron Carpenter, Winfried Bönig, Shin–Young Lee, Baptiste–Florian Marle–Ouvard, fra i tanti.

Cosa si vedrà nel documentario?

Si tratta di almeno 6 ore complessive di trasmissione – spiega Pedretti –, con riprese effettuate a Stoccarda, a Vienna, nel Duomo di Milano e in quello di Colonia, al Conservatorio di Parigi, nella chiesa gotica di Saint–Eustache, vicina al Louvre. Per l’occasione ho suonato la Seconda Sonata op. 60 di Max Reger sul grande organo della Konzertsaal della Musik Hochschule di Stoccarda, dove sto continuando gli studi.

Anche Jürgen Essl, il mio insegnante, ha partecipato al lungometraggio. Poi, con un gruppo di giovani organisti cinesi, slovacchi, russi e americani, ho seguito il regista nel Monastero di San Giorgio, a Ochsenhausen nel Baden–Württemberg, che ci ha ripreso nelle nostre performance sull’organo «Joseph Gabler 1736».

Lei, che parla correntemente cinque lingue, perchë ha scelto proprio la Germania per perfezionarsi?

Per aprire gli orizzonti e lanciarmi in un percorso internazionale. Ogni sei mesi teniamo concerti in Svizzera, Francia, Spagna, Belgio. Vengono da noi a incidere importanti case discografiche come Deutsche Grammophon, Brilliant, Da Vinci.

Dalla nostra scuola è uscita Iveta Apkalna, ora alla Elbphilharmonie di Amburgo. Qui all’Università di Stuttgart poi abbiamo a disposizione 15 organi a canne (un unicum al mondo), esemplari adatti sia alla musica antica (un Jürgen Ahrend) sia a quella moderna. C’è anche un Rieger (è il più grande esemplare europeo in un auditorium) e un Cavaillé–Coll–Michel Jurine nuovo di zecca.

Quando la rivedremo in Italia?

Ritorno in Italia per un concerto il 31 agosto nella chiesa di Santa Maria Nascente a Castelnuovo del Garda; in settembre suonerò alla Paulus Kirche di Heidenheim, poi nella Kilianskirche di Heilbronn. Il prossimo anno mi sposterò a Lipsia, per studiare con Martin Schmeding. //

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