Jury Magliolo: «La mia nuova vita come corista di Cesare Cremonini»

Magari non è il sogno che avevi da bambino. Eppure scopri che l’avventura solo apparentemente minore ti regala soddisfazioni e ti consente di essere te stesso fino in fondo. Nella vita di Jury Magliolo la carriera da backing vocalist si è affacciata quasi per caso, quando ha fatto un’audizione per l’inossidabile Renato Zero poco prima del lockdown e si è quindi posto al suo servizio nei tour post Covid.
Gli eccellenti risultati conseguiti (anche con la direzione degli arrangiamenti dei cori, nelle due ultime produzioni del cantautore romano) hanno generato richieste di ingaggio in serie per il songwriter e musicista bresciano che, dopo il terzo posto a X Factor nel 2009, aveva registrato con la band di Prince, aperto i concerti di Alicia Keys e Jamiroquai, pubblicato un concept sottovalutato come «Emerald Lullabies». In veste di raffinato corista, Jury ha quindi detto sì a Cesare Cremonini, tra i pochi artisti italiani che riempiono gli stadi, ripagato con spazio e visibilità sul palco.
Jury: il passaparola dice che sta facendo faville nel tour di Cremonini (cominciato con la data zero di Lignano Sabbiadoro dell’8 giugno e la cui conclusione è prevista il 18 luglio all’Olimpico di Roma), ma lei della cosa non dà praticamente notizia. Perché?
Non ho un ufficio stampa né un manager, e quando lavoro sono concentrato sull’obbiettivo. Non nascondo, comunque, che mi faccia piacere se qualcuno nota la cosa, anche perché sto facendo un’esperienza che mi dà molte soddisfazioni e apprezzo che in qualche modo ciò venga riconosciuto, come non sempre è avvenuto con altri progetti che porto avanti.
Questa nuova fase della carriera ha preso il via anni fa con Renato Zero. Come capitò?
Ho sempre fatto il frontman, cantando perlopiù in inglese. A un certo punto, ho sentito di dovermi mettere in gioco con i grandi della musica italiana. Si presentò la possibilità con Zero e l’ho affrontata con atteggiamento umile, sapendo di aver molto da imparare. Col repertorio, in quel caso, ero avvantaggiato: mia madre è una «sorcina» della prima ora, la materia l’ho praticata fin da bambino (ride, ndr). Stare dietro invece che davanti, sul palco, non è qualcosa di brutto o sminuente, se lo fai con entusiasmo: è solo qualcosa di diverso.
A ben guardare c’è una connessione risalente, con la produzione di Cesare Cremonini. Non è così?
In effetti, Simona Ventura mi fece cantare a X Factor un brano dei Lùnapop (band della quale Cremonini era il leader, attiva dal 1999 al 2002, ndr). Ma in comune c’è l’amore per i Beatles e Bowie, punti di riferimento imprescindibili per entrambi. E pure la vicinanza anagrafica e il fatto che entrambi amiamo suonare uno strumento quando cantiamo.
Che idea aveva di Cremonini prima di collaborare con lui, e che idea ne ha ora?
Riprendendo in mano album che avevo ascoltato distrattamente in passato, mi sono reso conto di quante hit contengono e che in realtà ne conoscevo più di quante ricordassi, anche perché l’ho seguito dal principio della sua carriera. Quando sei sul palco con lui, Cesare fa in modo che gli applausi del pubblico arrivino anche a te, come a quelli che collaborano con lui, anche dietro le quinte: non è cosa da poco.
Si è chiesto perché Cremonini ha voluto proprio lei?
Dopo la direzione degli arrangiamenti dei cori di Zero, il mio nome ha cominciato a circolare nell’ambiente. Credo che Cremonini apprezzi il fatto che non canto come una base o un computer, in maniera asettica, ma interpretando la canzone, senza timori. In questa mi aiuta il fatto di essere stato sul palco da solista, di essere a mia volta un artista, sia pure su un piano diverso. Esiste un video in cui Cesare mi riconosce questa qualità: non l’ho pubblicato sui social perché non voglio gongolare troppo, ma a tournée conclusa magari lo farò.
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