«Giovanni Ligasacchi: ardito sperimentatore, alfiere della musica vicina alla gente»

Maestro, uomo, pioniere. In questi tre termini sono condensati alcuni elementi distintivi di Giovanni Ligasacchi, fine educatore e didatta illuminato, instancabile seminatore di musica e carismatico faro culturale, nato a Preseglie nel 1920 e scomparso nel gennaio del 2005, celebrato con una serie di iniziative promosse dall’Associazione filarmonica «Conca d’Oro» Vallesabbia e dall’Associazione Orchestra di mandolini e chitarre «Città di Brescia».
«La sua sperimentazione socio-educativa a carattere musicale non ha eguali nell’intero nostro paese - spiega Ugo Orlandi, celebre mandolinista che ne fu uno dei primi allievi-. Nell’anno scolastico 1966-67 alle Scuole Elementari "Calini" di Brescia, nel quartiere del Carmine - il più popolare, variegato e popolato della città - Ligasacchi avvia una vera e propria "avventura sociale”, paragonabile a quanto attuato da don Milani in Toscana».
«Quando - prosegue - con i Solisti Veneti incontrai José Antonio Abreu in Venezuela, quelle sue esperienze rivoluzionarie a me non erano affatto nuove, avendole già sperimentate a Brescia. La ricaduta del lavoro profondo e capillare compiuto da Ligasacchi è stata di enorme fecondità: nel mondo delle bande, della musica antica, delle orchestre a plettro. Più che ricordi di carattere personale, mi preme mostrane la poliedricità, il fuoco interiore, la visionarietà. Figura che sfugge da tutte le parti, impossibile da riassumere nei suoi mille risvolti».
I numeri
Qualche dato: «Il Centro Giovanile Bresciano di Educazione Musicale ha raggiunto punte di 500 allievi, molti dei quali divenuti poi animatori musicali della vita cittadina. Il Conservatorio "Luca Marenzio" poté aprire le cattedre di corno, fagotto, saxofono, grazie alle iscrizioni dei numerosi allievi del "CGBEM", desiderosi di proseguire gli studi».
Esperienze e relazioni
«Giovanni - aggiunge Ugo Orlandi - fu un prolifico e fantasioso crocevia di esperienze diverse e di molteplici relazioni. Basterebbe osservare il programma musicale che eseguiremo il prossimo 13 giugno. Ogni brano cita personaggi-chiave della vita artistica bresciana a lui legati: "La Facchinetta" è dedicata al caro Giancarlo Facchinetti; "La Cazzaga" è per l’amico fraterno Luigi Manenti e per Pietro Orizio, a cui la Banda musicale di Cazzago San Martino è intitolata, padre di Agostino (a Giovanni affezionatissimo), e via elencando. Un intreccio fruttuoso di rapporti umani veri».
«Artista moderno, concreto, ma capace di immaginare scenari inediti, mosso da altissimi ideali, ricercatore instancabile, storico puntiglioso (il Louvre conserva suoi scritti sulle marce della Rivoluzione francese) - aggiunge Lelio Epis, direttore della Filarmonica "Conca d’Oro" -. Quando lo incontrai a 22 anni, in "trasferta" da Bovezzo alla sua scuola, mi sembrò di essere approdato in un universo sonoro eccitante e sconosciuto».
«Nei primi anni ’70 - conclude Epis -, l’insegnante Annamaria Lorandi ci raccontava con fervore delle innovative e virtuose esperienze di Didattica della musica provenienti dal Nord Europa e dall’Est: e noi le avevamo fuori di casa. Ligasacchi ci fece conoscere Roberto Goitre, Boris Porena, Marino Anesa, Giordano Bianchi, Roberto Leydi, le punte avanzate dell’educazione musicale e dell’etnomusicologia. Ovunque servisse musica, lui c’era. Fu predicatore di una "Buona Novella" in note».
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