Un nuovo singolo che impreziosisce la ristampa in vinile del loro terzo album e domenica sera un concerto all’Arci Bellezza di Milano: la reunion artistica dei fratelli franciacortini Ettore e Marco Giuradei (il primo autore di testi e musica, il secondo polistrumentista e arrangiatore) ha il sapore di una vera ripartenza. Il brano scritto appositamente, «Finta di niente», conta sul contributo creativo del poliedrico jazzista napoletano Daniele Sepe e ben si raccorda con lo spirito originale di «La Repubblica del Sole», aggiungendo un tocco più maturo e contemporaneo al disco del 2010, al quale i due vogliono offrire «una seconda vita, perché è stato un album importante, anche se non troppo fortunato».
Ettore e Marco hanno collaborato spesso nel corso degli anni e sono stati insieme anche nel supergruppo Dunk (con Luca Ferrari dei Verdena, Carmelo Pipitone di Marta sui Tubi e Riccardo Tesio dei Marlene Kuntz), ma poi c’è stato un periodo di distanza, colmato d’un colpo solo «quando ci siamo ritrovato per un ricordo del nostro papà – ci racconta Ettore – e abbiamo deciso di fare un concertino in duo, che poi abbiamo considerato come momento simbolico della ripartenza».
Nel 2010, quali erano le aspettative?
Marco – Di diventare famosi, di svoltare. La svolta c’è stata, ma più contenuta di quella che sognavamo. Da lì in poi abbiamo però cominciato a suonare tanto… e quando hai vent’anni o poco più la fatica (che pure è tanta) la superi di slancio… É tutto una festa, anche se ti esibisci a rimborso spese. E poi abbiamo costruito una fan base importante e affezionata. Però fare musica o arte richiede notevoli investimenti psicofisici e scelte precise, mentre noi siamo andati in altre direzioni. Adesso, ad ogni modo, c’è entusiasmo per questa nuova avventura.
Come prende vita «Finta di niente»?
Ettore – Nasce dal contrasto tra immagine e immaginario, muovendosi in uno spazio abitato da presenze che sembrano vive ma non lo sono del tutto. Attraverso il linguaggio che ci appartiene, esprime smarrimento rispetto alla condizione dell’uomo e al suo stare nella società, ed esplicita il tentativo di ritrovare uno sguardo più autentico. In tutto ciò, Daniele Sepe arriva come la ciliegina sulla torta: lo seguiamo da anni, e negli ultimi tempi con lui ho anche sviluppato una piccola amicizia. Gli abbiamo chiesto di aiutarci a riaccendere i riflettori sul nostro lavoro con un contributo di sax e ne abbiamo ricevuto uno, bellissimo, di flauto traverso…
La scelta di Milano per riavviare il motore è l’omaggio a una fan base sparsa nel Nord Italia?
Marco – È un modo per dare risalto al nostro ritorno, in un locale di meritata fama. Suoneremo in trio: con noi alla batteria ci sarà Alessandro Pedretti, esattamente come nel disco originale, e in scaletta altri brani di Ettore e dei Dunk. È nuovo inizio, a cui vorremmo dare continuità nei festival estivi di tutta Italia e anche a Brescia.
La scena musicale bresciana è vitale?
Ettore e Marco – L’evento in ricordo di Jean-Luc Stote, che ha riunito tanti musicisti, ci ha fatto capire come questa scena esista e resista. Non ci sono più locali come la Latteria Molloy, purtroppo, ma altri crescono, come il Magazzino 47 o il Der Mast. E poi apprezziamo l’investimento sui giovani che sta facendo Alberto Belgesto, allargando gli orizzonti della Festa della Musica: davvero un bel lavoro, il suo.



