Nuovo singolo per Einar: «Dopo Sanremo rigettai la musica, ma mi mancava»

Lontano dai riflettori e senza un’urgenza discografica, Einar ha scritto il bel singolo «Sì ma tu», pubblicato nei giorni scorsi. Del ragazzo cubano naturalizzato italiano, cresciuto a Prevalle e residente a Paitone, si erano perse le tracce dopo il lancio dell’album «Instinto» (nel gennaio 2022: otto brani pop, per lo più in spagnolo). Il silenzio è ora rotto da un pezzo che arriva sottopelle al primo ascolto.
Nato a Santiago di Cuba nel 1993, in Italia da quasi venticinque anni, Einar Ortiz la musica ce l’ha dentro, ma ha dovuto vincere la timidezza per esibirsi in pubblico: si butta nel 2017, con una breve apparizione a X Factor; quindi partecipa ad Amici, giungendo terzo nell’edizione vinta da Irama. Da qui in avanti, accelera: firma un contratto con la Sony, pubblica l’ep eponimo e risulta tra i vincitori di Sanremo Giovani, meritandosi un posto al sole sul palco dell’Ariston nel Festival del 2019, quando canta «Parole nuove», arrivando 23º.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui.
Einar, viene spontaneo: cos’ha fatto in tutti questi anni?
Mi sono riscoperto, attraverso un gran lavoro introspettivo. Ti fermi, osservi e vedi che hai tutto, apprezzando quello che hai attorno a te e non quello che pensi di volere.
Il risultato di tale introspezione, in termini artistici, è «Sì ma tu»?
Ci ho messo quattro anni a scriverla, ed è la canzone a cui tengo di più in assoluto. Quando l’ho cominciata, scrivendo di getto le prime due righe, mi sentivo davvero giù. Quei versi contenevano qualcosa di vero, e ci ho rimesso mano in momenti diversi, ogni volta che sentivo di esprimermi con autenticità, non importa se dolore o felicità. Alla fine ho chiesto un riscontro sincero all’amico produttore Marco Colavecchio.
A cui è evidentemente piaciuta.
Mi ha detto: vieni subito a Cassino. In una giornata senza pause, nel suo studio, abbiamo rivisto testo e musica. E l’abbiamo incisa. Buona la prima!
Pare un inno alla perseveranza quando conclude: «Ma poi la vita ad un certo punto ti sposta/quando odi quel che pensi ma continui la corsa». Ed è strutturato come un dialogo: «...In ogni mio gesto ci sei tu/tu che non sbagli, tu che non torni/tu che sei chissà dove...». A chi si rivolge?
Per me ha un significato preciso e mi rappresenta al 100%. Ma non ho scritto il brano solo per me, e vorrei che chiunque lo ascolta lo possa leggere come se fosse suo. È universale, intercetta vissuti differenti.
Ora che succede?
Non ho programmato nulla. Mi sono messo a nudo, scrivendo quello che sentivo, con intensità e sincerità: mi aspetto che tutto questo venga percepito. Per il resto, so che l’ambiente musicale ha regole tutte sue: quando ci sono entrato, anni fa, è successo tutto troppo in fretta, non ho avuto modo di capirlo, e la cosa mi ha penalizzato. Ma sono nato in un posto in cui la musica è tutto... e quella mi mancava tantissimo, non certo il contorno. Quindi vedremo: ho tante idee e la fortuna di lavorare con persone vere. In più, sento il calore della mia famiglia, della mia compagna e dei suoi genitori, degli amici: anche quando provavo un rifiuto totale per la musica, mi hanno sostenuto e convinto a non lasciare andare qualcosa che ho dentro di me.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
