Vent'anni dopo per i Finley la musica non cambia: «Tutto è possibile»
Sì, tutto è possibile. Chi ne dubitasse, non era probabilmente tra i 1.000 presenti stasera al Dis_Play del Brixia Forum di Brescia, quando i Finley hanno ribadito il concetto con cui hanno intitolato il loro primo album uscito nel 2006... e che fa sognare ancora.
Energia
A 20 anni dal lancio (un lasso di tempo celebrato con il tour «La grande festa», che si è appunto chiuso con l'ultima tappa nella nostra città, con i ragazzi di Epicentro in cabina di regia), l'energia sprigionata dalla band pop punk milanese in effetti è immutata: basta una schitarrata potente di Carmine «Ka» Ruggero o un «wooo» intonato dal frontman Marco «Pedro» Pedretti per respirarla ancora un po'.
In un attimo diventa travolgente: si sprigiona dal palco al pubblico, dove qualche capello grigio fa inevitabilmente capolino (eh, sì...le primavere avanzano), mentre in molti casi i figli aspettano il rientro a casa dei genitori – fuori a divertirsi – in compagnia dei nonni.
Ecco allora che – a proposito di «tutto è possibile» – la musica sembra possedere una sorta di potere magico: nel contesto, è in grado riportare gli adulti di oggi alla loro adolescenza, conservata solo in qualche diario della Smemoranda, di cui – a meno di miracoli – rimane in buono stato solo la copertina altamente (e rigorosamente) personalizzata.
Per superare dunque quello che è paragonabile a un piccolo trauma (beh, l'aver lasciato l'età da scapestrati alle spalle non si può definire altrimenti), c'è una soluzione che bada al sodo: mani al cielo e bandana in testa (recuperata probabilmente dai cimeli di qualche scatolone impolverato in soffitta), si salta e si balla. Meglio: ci si scatena sulle note di «Run away» e «Killer». Non bastasse, c’è poi il rullante tambureggiante della batteria di Dani ad alimentare la serata e quando parte il ritornello di «Adrenalina» c'è poi anche l’occasione di rispolverare le abilità in pista e di pogare (ovvero gettarsi a capofitto nella mischia e...darsi spallate).
Ma non manca il capitolo romantico-nostalgico: ci si emoziona con la dolce «Fumo e cenere», come con «Addio» e «Scegli me», «Ricordi» e «La vita che verrà», eseguite in versione unplugged.
Rewind
il sodalizio musicale mette poi il pilota automatico, in un nostalgico rewind del disco d'esordio che, dopo l'incontro con Claudio Cecchetto, li ha proiettati al vertice delle classifiche e – ammettono – «ci ha cambiato la vita»: il riff del basso di Stefano «Ste» Mentegazza accompagna così «Sole di settembre» e la hit «Diventerai una star».
Si, va ribadito: due decenni sono trascorsi, volati via (e nessuno più li restituisce), tuttavia il dna del quartetto è di ragazzi eterni giovani, ignorando beatamente gli «anta» raggiunti sulla carta d'identità. E con questo atteggiamento (sposato ovviamente anche dai relativi fan) la scaletta quasi senza accorgersene, propone le tracce più fresche contenute in «Pogo mixtape vol. 1» rilasciato del 2024. E infine, con la speranza di rivedersi ancora, i saluti sono affidati a «Domani».
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