«L’Italia è il grembo da cui è nata la musica barocca; l’interprete italiano ne possiede pronunce, inflessioni, respiri, sonorità, consapevolezza. È una lingua appresa fin dalla nascita». Lo afferma «quasi con timore» la violinista bresciana Elisa Citterio. Docente alla Fondazione Stauffer di Cremona e alla Chigiana di Siena, e dal novembre scorso anche al Mozarteum di Salisburgo, incrocia quotidianamente strumentisti e maestri internazionali: «Me lo confermano i colleghi Vittorio Ghielmi, Marco Testori, Marcello Gatti, Enrico Bronzi, Giovanni Gnocchi».
Quasi 40 incisioni discografiche, collaborazioni con i maggiori gruppi di Early Music al mondo, nel 2019 Citterio ha ricevuto il premio Arts, Science and Culture Leonardo Da Vinci a Toronto; ha suonato alla Scala dal 2004 al 2016 e per sei anni ha diretto in Canada l’ensemble Tafelmusik. In ottobre porterà autori del ‘600 bresciano all’Istituto Italiano di Cultura a New York, poi dirige a Ottawa l’ensemble 13 Strings.



