Biagio Antonacci al Vittoriale, martedì il primo di dieci concerti
Dieci volte Biagio, al Vittoriale. Antonacci farà ciò che nessun artista pop ha mai azzardato finora: dieci live tra il 17 e il 29 settembre, nella casa del Vate. Il cantautore milanese, classe 1963, suggella così con una passerella trionfale, in un luogo che ha conosciuto da bambino e gli è rimasto nel cuore, il tour incentrato su «L’inizio» (il sedicesimo album in studio, pubblicato lo scorso gennaio), durante il quale ha toccato alcuni dei posti più suggestivi del Belpaese. I biglietti dei concerti, tutti previsti alle 21.15, hanno prezzi che variano da 59 a 85 euro e sono in vendita da Ticketone; info su www.friendsandpartners.it.
Antonacci sarà ospite telefonico del Magazine condotto da Maddalena Damini su Radio Bresciasette lunedì 16 alle 11.10.
Biagio: la title-track dell’ultimo «ellepì», che parla di nuovi inizi e ritorni, non è scritta di suo pugno - cosa rarissima nella sua carriera - ma dal cantautore Giorgio Poi. Ci si è riconosciuto?
Stavo per diventare padre per la terza volta (nel 2021, ndr), e a Bologna incontravo Giorgio quasi tutti i giorni. Saputo del figlio in arrivo, mi ha detto: «Ma che bello... Mi auguro di vivere un momento così, un giorno». Allora gli ho suggerito: «Perché non butti giù due cose... scrivici una canzone...». Lo ha fatto e consegnandomi il lavoro, mi diceva: «Aggiustala come vuoi...». Assolutamente no: così era, così è rimasta. Se canto una canzone di altri (e questa è solo la terza volta che succede: le due volte precedenti furono con Franco Battiato e Paolo Conte) non cambio una virgola e non voglio neanche firmarla. Giorgio meritava che «L’inizio» fosse tutto suo, nel rispetto di un discorso circolare, magari più da mentalità orientale che occidentale: per me era un nuovo inizio, da futuro padre, per lui da chi sogna di essere padre in futuro.
Ha asserito che «viviamo la complessità, ma cerchiamo la semplicità». Come anelito, o è un approdo?
Arrivare alla semplicità è oggi la cosa più difficile, mentre in passato era normale. Ma volevamo evolverci, e guarda il risultato: la maleducazione dei social, la povertà culturale e artistica, l’invasione di una complessità che è quasi sempre alienazione, in un mondo che non ragiona. Semplicità è tornare a sentire gli odori, ricordare che le stagioni cambiano, investire nella campagna, riconoscere ciò che tu sei ed evitare la competizione sfrenata, la «grande gara» che porta alla confusione, pure delle idee.
Insiste, nel disco, sul «qui e ora». Tutto il resto rischia di essere rimpianto?
Ma io sono uno che vive di rimpianti! Vengo da una famiglia umile e tutto ciò che volevo non era il successo, ma vivere di musica. Poi il successo è arrivato e io mi sono accontentato: non ho fatto ricerca, non ho fatto tante altre cose che avrei potuto fare. Anche se i mei amici mi dicono: «Ma come... ti lamenti!?».
Dieci concerti consecutivi rappresentano un inedito, per la casa dannunziana. Sarà uno show speciale?
Lo sarà. Non puntando sulla spettacolarità, sugli effetti speciali, ma sulla musica, accompagnato da un gruppo di polistrumentisti che garantisce freschezza e suoni rinnovati. Prima del Covid, mi ero misurato per un mese, al teatro Carcano di Milano, con un concerto stanziale, dal tratto intimo, in cui cantavo e mi raccontavo. A Gardone Riviera sarà diverso, però recupero un po’ di quel «mood»: il «live» comincia intimo, anche se diventa poi una festa popolare. La sfida sarà quella di conquistare più volte un palco che non nasce prettamente per il pop-rock, in uno spazio che il Poeta - incentivato dal suo ego - ha voluto per vivere nella bellezza ed essere ricordato. Apro una strada, sull’eco di questa bellezza, confidando che altri artisti scelgano di percorrerla.
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