Musica

Bertocchi: «Quella volta che per Faber feci traslocare il Basket Brescia»

I ricordi di «Mr. Cipiesse», promoter attivo dal 1979, ha compiuto 75 anni. Per l’estate 2024 in cartellone Emma, Ariete, Nayt, Baby Gang
Santo Bertocchi, 75 anni sabato e 45 da «promoter» del Cipiesse - Foto © www.giornaledibrescia.it
Santo Bertocchi, 75 anni sabato e 45 da «promoter» del Cipiesse - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Settantacinque anni d’età, 45 di attività: sono due gli anniversari che Santo Bertocchi, titolare del Cipiesse (Centro Produzioni per lo Spettacolo), celebra in questo mese di gennaio. Li ha festeggiati ieri con i suoi principali collaboratori in un ristorante di Rezzato, il comune in cui è nato (il 27 gennaio 1949), risiede, e ha sede la sua ditta.

Ne abbiamo approfittato per chiedergli un bilancio di tanti lustri vissuti appassionatamente tra musica, cinema e teatro, le tre realtà che volle condensare nella sigla Ctm, quando - a fine anni ‘70 - diede nuova linfa all’ex cinema Enal; poiché ama tantissimo il cinema, ma è la musica («più varia, con più libertà di scelta») che predilige sul versante organizzativo, abbiamo parlato soprattutto di quella.

Il 1º gennaio 1979 cominciava una nuova avventura. E prima?

Uscito dal Seminario e ottenuto il diploma da geometra, ero diventato economo dell’Istituto Ciechi di Brescia. Poi l’ente passò sotto la Regione, si burocratizzò, e io passai all’Arci di Brescia, dove potevo contare sull’esperienza maturata come consigliere dell’allora cinema Enal.

In carriera, ha organizzato oltre 3.000 concerti. Ricorda il primo?

Soni incerto sulla data, credo fosse fine ‘75. Non ero ancora in proprio, ma portai a Rezzato i cantautori cileni Charo Cofré e Hugo Arevalo, sulla scia del successo degli Inti Illimani. La gente aveva a cuore gli artisti in fuga dalla dittatura di Pinochet: facemmo il pieno.

A proposito di sold out, detiene il record bresciano di pubblico per un live, con «Banana Republic» di Dalla e De Gregori allo Stadio Rigamonti. Rammenta?

E chi lo dimentica! Era il 18 giugno 1979 e fu il vero battesimo per la nostra agenzia, allora legata all'Arci. Un trionfo, credo che ancor oggi sia un primato imbattuto: i paganti furono 19.980.

C’è un live che le ha riempito il cuore più di tutti?

Loreena McKennit al Ctm, nel 1995: musica ipnotica, atmosfera raccolta, sensazioni magiche. Qualche anno dopo la riproposi in piazza Duomo, ma non mi fece lo stesso effetto... Se invece parliamo degli artisti che ho più apprezzato, dico Ligabue, Fiorella Mannoia, Franco Battiato.

Il live più travagliato?

Fabrizio De André, in tour con «L’indiano». Era il 1981, o forse l’82: doveva essere al Rigamonti, avevamo venduto 10mila biglietti, ma la pioggia incessante ci costrinse a spostarlo all’Eib, facendo traslocare il Basket Brescia a Verolanuova. Faber non era però in condizione di suonare e si dovette rinviare al giorno dopo... Un incubo! E alla fine, c’erano 10mila persone stipate dentro il palazzetto.

Fa un punto d’orgoglio di rischiare in proprio, senza sovvenzioni pubbliche o private…

Per amore dell’autonomia e della libertà. Non me ne sono mai pentito.

C’è stato un momento in cui ha pensato: mollo tutto?

Ci sono state stagioni difficili, in cui i concerti andavano male, si incassava poco e si rischiava molto. Ma non ho mai pensato che non ne valesse la pena, anche perché ho sempre sentito intorno a me una solidarietà diffusa e stimolante, come in occasione del disastro dell’estate 2023 (quando un cortocircuito ha ridotto in cenere la sede del Cipiesse, ndr).

Com’è cambiato in 45 anni il rapporto con gli artisti e con il pubblico?

Quello con gli artisti moltissimo: una volta era diretto, ora non più. Può ancora capitare che Gianni Morandi o la Mannoia ti propongano di mangiare una pizza, dopo il concerto; ma sono eccezioni. Il pubblico, invece, è più esigente: lo trovo giusto, oggi i prezzi dei live sono molto alti.

C’è un sogno rimasto nel cassetto?

Organizzare un concerto della grandissima Mina. Non si sa mai (ride, ndr). Sognare resta un’occupazione bellissima, come diceva Che Guevara: «Sogna e sarai libero nello spirito, lotta e sarai libero nella vita».

Si appresta a un’altra estate di musica. Qualche nome per il Brescia Summer Music?

È un cartellone in costruzione. Ma ci saranno certamente Emma, Ariete, Nayt, Pucci, Annalisa, Baby Gang, Tony Hadley e Fiorella Mannoia. 

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