Anna Bignami dirigerà al Teatro Grande: «La prima volta a Brescia»

Sabato 12 aprile la 29enne di Gussago si esibirà con la romana Laura Veltri per il concerto «Bignami Veltri Jazz Ensemble». Le compositrici: «Siamo felici che questa sia la nostra prima tappa fuori dalla Danimarca»
Marco Zanetti
L'ensemble con la bresciana Anna Bignami alla direzione - © www.giornaledibrescia.it
L'ensemble con la bresciana Anna Bignami alla direzione - © www.giornaledibrescia.it

Per lei è la prima esibizione in patria dopo anni all’estero, per la collega una prima visita assoluta nella città della Leonessa: la compositrice gussaghese Anna Bignami e la romana Laura Veltri – entrambe classe 1996 – si preparano con animo simile al concerto del Bignami Veltri Jazz Ensemble da loro diretto e inserito nel palinsesto della «Grande Notte del Jazz», di scena al Teatro Grande sabato 12 aprile.

Anna, raccontateci un po’ la vostra storia...

Una volta diplomatami al liceo Copernico di Brescia, ho studiato jazz e musica contemporanea alla Dublin City University, dove ho conosciuto il mio ragazzo, a lungo residente a Copenaghen. Mi sono quindi trasferita nella capitale danese e, frequentando il master in Composizione ritmica alla Royal Academy of Music di Aarhus, un professore mi ha fatto incontrare Laura: condividendo la stessa visione e avendo affinità artistiche, nel 2022 è poi scaturita l’idea di fondare insieme un ensemble jazz.

Raccogliendo recensioni positive anche a livello internazionale, nel 2023 è uscito il vostro primo ep «Ephitaphs from the hill» con brani originali...

Ispirate da varie influenze (Maria Schneider, Bob Brookmeyer e Vince Mendoza, György Ligeti, Olivier Messiaen e Arvo Pärt, ndr), abbiamo tradotto sul pentagramma i racconti di corruzione, amarezza e violenza descritti nell’«Antologia di Spoon River» del poeta statunitense Edgar Lee Masters, spesso taciuti nella società moderna.

Dal 2024, invece, portate in giro in Danimarca il progetto «Childhood Memories». Di che si tratta?

Caratterizzato da momenti d’improvvisazione nonché da contaminazioni con musica classica e spruzzate di rock, è un progetto in cui esaltiamo le nostre radici. L’Italia ci manca: con un rimando alle sue ambientazioni, ne teniamo vivo il ricordo. Siamo dunque felici che Brescia sia la prima tappa fuori dai confini danesi: il pensiero ci affascina. Ovviamente me in primo luogo per lo specifico contesto in cui suoneremo.

Gestire più professionisti sul palco non è facile: come ci riescono due giovani come voi?

Non è facile elaborare partiture e dirigere una big-band o orchestra jazz, che dir si voglia, composta da 5 sax, 4 trombe, 4 tromboni, batteria, piano, basso e chitarra. È però bello confrontarsi, ispirarsi a vicenda e valorizzare i singoli: vorremmo dunque ricoprire questo ruolo ad alti livelli, calcando palchi prestigiosi, magari a New York. Chissà.

Intanto bolle qualcosa di nuovo in pentola?

Sì. Lavoriamo all’album «Non-places»: sempre scritto a quattro mani, che uscirà nel 2026.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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