Andrea Vezzoli: «Così scrivo le canzoni per le orchestre di liscio»

«Datti al liscio» era il corrispettivo musicale di darsi all’ippica: cambiare mestiere, per manifesta incapacità, dedicandosi a un genere ritenuto inferiore, banale e trascurabile. La boutade è stata smentita da schiere di jazzisti e di virtuosi, Riccardo Tesi, Gianni Coscia, Gianluigi Trovesi, perfino l’Orchestra Cherubini, fra i molti.
Ama il liscio, lo studia, lo scrive, con proporzioni classiche e cura certosina, il compositore di Corte Franca Andrea Vezzoli, abile tanto nel campo della «musica pura» – suoi lavori sono stati eseguiti in Estonia, Germania, Spagna, Francia, Norvegia –, quanto nel genere ballabile, ed è fra i pochissimi autori colti a dedicarsi a questo repertorio.
Moreno Conficconi, per dieci anni braccio destro di Raoul Casadei e collaboratore di Elio, Tito Puente, Gloria Gaynor, ha recentemente eseguito alla Settimana del Liscio di Gatteo Mare (la rassegna più prestigiosa d’Italia), con la sua orchestra Grande Evento, una novità di Vezzoli, il valzer «Grigio Perla»; altre balere emiliane, piemontesi, laziali, oltre che rumene e svizzere, eseguono brani del giovane maestro di Corte Franca. L’abbiamo intervistato.

Andrea Vezzoli, il liscio è un genere musicale inferiore o i Casadei erano davvero i nostri «Strauss di Romagna»?
Secondo Casadei ha composto migliaia e migliaia di brani, in 50 anni di carriera ne ha incisi ben 1.048 per La Voce del Padrone e Columbia Records. Con la sua orchestra teneva più di 365 concerti l’anno (di domenica suonava pomeriggio e sera); la sua «Romagna mia» ha fatto la storia (e la fortuna) della Siae, pure Jovanotti l’ha cantata nei suoi tour (con ballerini sul palco). Stesso successo planetario lo registrano «Ciao mare», «Simpatia», «La mazurka di periferia», scritte dal nipote Raoul.
Da dove arriva il liscio come lo conosciamo?
Il liscio ha saputo sintetizzare elementi della musica popolare dell’Appennino innestandoli con ritmi del’Est europeo (Vienna e Polonia soprattutto). Ivano Nicolucci e Franco Bergamini erano compositori e strumentisti di vaglia. «Il cielo piange» di Fiorenzo Tassinari è un valzer raffinatissimo, di livello armonico e melodico superiori. Il liscio diventa un genere minore quando si esagera con la semplificazione.
Per ballare non basta un buon ritmo?
I ballerini delle vecchie generazioni erano molto esigenti, volevano anche musica bella; forse oggi le pretese sono un po’ diminuite, ma sono ancora numerosi quelli che ascoltano davanti al palco e non ballano. Naturalmente parlo di orchestre dal vivo (pochi valorosi), non di quelli che usano le basi (tutti gli altri).
Oltre a comporre polke, valzer, mazurke, ha altri progetti?
Desidero che la musica da ballo romagnola – «liscio» è un termine generico e omnicomprensivo – passi dalle sale da ballo a quelle da concerto, come accaduto con il rock. Sto riscoprendo la musica di Augusto Migliavacca, Germano Montefiori e Carlo Venturi, autori interessantissimi. Mi ha scritto Riccarda Casadei, figlia di Secondo, per incoraggiarmi a proseguire. Sto anche scrivendo un libro sul liscio, ma è un lavoro lungo e meticoloso. Trovo che questa musica rispecchi bene il carattere dei romagnoli (e di noi iseani): allegri, ma con una punta di malinconia.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@I bresciani siamo noi
Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.
