Alessandro Sipolo in concerto, al Borsoni 12 anni di ricerca musicale

Un palco sotto le stelle, nel cuore dell’estate bresciana, per un concerto che si preannuncia un vero e proprio racconto in musica, capace di attraversare culture, ritmi e frontiere. Venerdì 11 luglio, alle 21.30, l’Arena estiva del Teatro Borsoni, in via Milano 83, accoglie il cantautore bresciano Alessandro Sipolo, per una serata che ripercorre oltre dodici anni di ricerca musicale. Ad accompagnarlo, con voce e strumenti, una formazione d’eccellenza: Daniela Savoldi al violoncello, Omar Ghazouli alla chitarra elettrica, Paolo Malacarne alla tromba, Alberto Venturini alla batteria e Giulio Corini al basso. Insieme, daranno vita a un concerto attraversato da sonorità ibride che spaziano dal folk alla cumbia, dal reggae alle suggestioni nordafricane.
L’appuntamento fa parte di «Fantasie metropolitane. Spettacoli, suoni e visioni dal mondo al Teatro Borsoni», la rassegna realizzata Da Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con ManoLibera Cooperativa di Comunità.
I biglietti sono disponibili online su Vivaticket e alla biglietteria del Centro Teatrale Bresciano (10 euro per l’intero, 8 euro il ridotto; in caso di pioggia l’evento si svolgerà all’interno del Teatro). Abbiamo sentito Sipolo per parlare di radici, contaminazioni e progetti futuri.
Che viaggio intraprenderemo con questo concerto?
Sarà un concerto che attraversa tutti e quattro i miei album. Dallo scorso settembre, con il live al Teatro Sociale, abbiamo dato il via a un tour dedicato in particolare all’ultimo lavoro «D’Io, Matria, Vaniglia». Questa volta vogliamo dare spazio anche ai dischi precedenti, raccontando dodici anni di musica.
Da dove nasce la varietà di influenze che attraversano la sua musica?
Probabilmente dalla curiosità. Ma anche dal fatto che mi annoia molto ascoltare repertori troppo omogenei. Ho sempre cercato di comporre nella maniera più diversa possibile, per cercare di dare varietà al “vestito” delle canzoni.
Chi l’ha ispirata di più musicalmente?
La lista sarebbe lunga! Da adolescente sono stato influenzato dai cantautori italiani, mentre crescendo mi sono interessato sempre di più alla musica sudamericana e al rock. Con i miei viaggi ho sempre cercato di portarmi a casa qualche sonorità nuova, magari registrandola per strada. Sono proprio queste le cose che mi hanno influenzato di più negli ultimi anni, certi ascolti rubati...
Che responsabilità ha il cantautore nel raccontare il presente?
Non credo che un cantautore abbia una responsabilità particolare. Nel mio caso, raccontare in musica i temi che sento più urgenti è sempre stato un gesto istintivo, dettato da una passione politica e da un interesse profondo per alcune questioni sociali.
Progetti futuri?
Sono tanti. Ho sempre avuto la fortuna di potermi dedicare a cose che mi appassionano, anche al di fuori della musica. Continuo a scrivere in varie forme, e in questo momento alcuni progetti legati al racconto delle migrazioni mi stanno occupando molto la testa. È ancora tutto in cantiere, ma con ogni probabilità il prossimo anno mi dedicherò anche ad altri percorsi, oltre ai concerti.
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