Alessandro Mininno: «Porto in mostra gli youtuber, designer d’oggi»

Il bresciano ha curato «Tools»: l’esposizione, che celebra l’artigianato e i processi creativi, è visitabile fino all’1 giugno a Milano
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

Alessandro Mininno, cofounder di Gummy Industries - © www.giornaledibrescia.it
Alessandro Mininno, cofounder di Gummy Industries - © www.giornaledibrescia.it

Non più antagoniste, ma protagoniste di una relazione simbiotica. «Gesto manuale e sperimentazione tecnologica sono le due forze complementari che, in questa nostra epoca, alimentano la cultura del design e della creatività».

È la tesi del bresciano Alessandro Mininno, cofounder di Gummy Industries e curatore (con Stefano Mirti e Irene Turcato) di «Tools. Il saper fare a regola d’arte», mostra che celebra l’artigianato e i processi creativi inaugurata venerdì scorso negli spazi dell’Adi Museum a Milano. L’esposizione interattiva, che rientra negli eventi del Fuorisalone, sarà visitabile fino all’1 giugno, tutti i giorni dalle 10.30 alle 20, escluso il venerdì. Info sul sito www.adidesignmuseum.org.

Mininno, si può ancora parlare di rivalità fra manualità e tecnologia?

Per me non c’è distinzione tra online e offline: viviamo in un mondo fuso, blended, in cui umani e macchine lavorano insieme per arrivare a uno scopo. «Tools» è la mostra del «saper fare»: io lavoro da 15 anni con la comunicazione online ed è incredibile quanto artigianato serva, quanta esperienza e attenzione ai dettagli, per produrre un video per YouTube, una brand identity o un sito. Sono artefatti digitali.

«Tools» è un’esperienza immersiva che esplora quattro filoni: cosa ha indirizzato le scelte di curatela?

Abbiamo voluto che la mostra fosse democratica e con un approccio bottom-up: attraverso un susseguirsi continuo di workshop e conferenze il visitatore viene catapultato in quasi cento mondi diversi. Siamo partiti dagli strumenti che ci sembravano più interessanti: ormai storici, ma sempre nuovi. Ogni oggetto apre un mondo: la carta per la sperimentazione, la prototipazione, i papercraft e gli origami; la penna per scrittura, calligrafia e tipografia; il tessuto per abbigliamento, moda e sostenibilità e, infine, il telefono, per la produzione di contenuti. Sono basi semplici, che aprono a infinite possibilità.

Ci saranno ospiti bresciani, come bresciano è lei: quale apporto la nostra terrà dà al saper fare di ieri e di oggi, e a quello di domani?

Sicuramente Brescia è la città del fare e del saper fare: un pragmatismo e una capacità manifatturiera che oggi sono diventati molto più tecnologici e digitali. Brescia sta vivendo una transizione lenta, ma inarrestabile: non si identifica più esclusivamente con il lavoro manuale, ma sempre di più si posiziona come città di pensiero e di progetto. Un altro elemento importante è l’intersezione tra creatività e fatturato: un buon progetto è un progetto che ha ritorno economico. E questo è un concetto molto bresciano. Altra ispirazione bresciana è la filiera: non c’è design senza distretti, scuole, botteghe, aziende.

Una delle sezioni è dedicata ai content creator. Cosa ci azzecca il concetto di «artigianato a regola d’arte» con questi professionisti del mondo digitale?

È una professione nuova, ma molto rilevante dal punto di vista economico - la creator economy genera in Italia un volume di 4 miliardi di euro e dà lavoro a 50.000 persone - ma soprattutto culturale: i canali youtube hanno sostituito i periodici, come fonte di informazione. I content creator, questa è la mia tesi, sono veri e propri designer: progettare un contenuto che funzioni, registrarlo, tagliarlo, montarlo e pubblicarlo online, aggregando una community enorme, è esattamente quello che significa, oggi, essere progettisti. Richiede una cura meticolosa, un’attenzione al design e, soprattutto, una mentalità creativa e imprenditoriale.

Perché è così importante che questa mostra entri all’Adi Museum? Quale è il passaggio epocale?

«Tools» è la prima volta, nella storia, in cui gli youtuber entrano al Museo, e ci entrano dalla porta principale. Significa storicizzare una professione e un movimento che esiste da soli 20 anni (YouTube nasce nel 2005). Fare parte di una mostra significa esistere, e non dover più spiegare alla mamma che lavoro facciamo.

Milano è ancora la capitale del design?

Milano è il luogo in cui l’intera filiera si incontra: chi progetta, chi produce, chi finanzia. Non succede in nessun altro posto d’Italia. Siamo fortunati che sia a due passi da Brescia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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