Massimo Ranieri: «Non ci penso proprio, a smettere di sognare»

Accoglienza entusiastica al Gran Teatro Morato di Brescia andato sold out. «Sono un innamorato dell’amore, un ultrà del sentimento»
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SUCCESSO PER MASSIMO RANIERI

Canzoni e narrazioni, dispensate con straordinario mestiere ed espansività contagiosa da un mattatore a tutto tondo. Il Gran Teatro Morato, esaurito da settimane, ha accolto entusiasticamente Massimo Ranieri, in tour con uno spettacolo che sta ripetendo il successo del precedente, «Sogno o son desto».

Siamo sempre in mood onirico, e il performer napoletano comincia spiegando proprio il titolo dello show, «Tutti i sogni ancora in volo», argomentando: «È un verso della mia canzone più famosa e il titolo del mio ultimo album, ma soprattutto è un modo di vivere: non sono più un ragazzino, eppure non ci penso proprio a smettere di sognare!». Abito nero su camicia bianca e bretelle d’ordinanza, accompagnato da una band che ha la consistenza di una piccola orchestra, Ranieri attacca con due tracce fresche, «Lasciami dove ti pare» e «Dopo il deserto».

Ma poi omaggia i propri esordi con un’applauditissima versione di «Vent’anni». Si rivolge agli spettatori e racconta: «Da quando ho messo piede per la prima volta su un palco, correva il 1964, ho cantato quasi 500 canzoni, e il 95% di esse parlano di una cosa: l’amore. Perché io sono innamorato dell’amore, sono un ultrà del sentimento».

Evergreen

Massimo Ranieri in concerto al Gran Teatro Morato
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Massimo Ranieri in concerto al Gran Teatro Morato

È il preludio a un evergreen, «Se bruciasse la città», rinvigorito da un arrangiamento rock spumeggiante ed eseguito con grinta; quindi tocca alla dimenticabile «Di me di te». Seguono brani di recente fattura («Quella porta», «È davvero così strano»), poi si materializzano ritmi caraibici nella confezione retrò di «Canzone con le ruote», in cui l’artista si burla dei generi musicali di tendenza. Altro tuffo nel passato, sulle ali di una memorabile creazione di Modugno, «Resta cu mme», dopo aver riconosciuto a Vittorio De Sica il merito di avergli fatto (ri)scoprire il repertorio napoletano, in principio (e chissà perché) trascurato.

Ecco «Rose rosse» per un’ovazione prolungata; l’accorata «Mi troverai» in dialogo con la platea; l’irresistibile «Pigliate ‘na pastiglia» di Carosone per divertire: non importa la formula, Ranieri funziona con qualsiasi approccio, e il pubblico (intonatissimo) si fa sentire. Il Massimo nazionale punta pure sull’affabulazione, come qui: «L’amore mi è sempre scivolato tra le mani, perché sono un traditore seriale; non tradisco con altre donne, però, ma col mio lavoro, che amo alla follia».

Nella seconda parte - affrontata con una giacca rossa luccicante di paillettes - mette in fila molti ancora successi di una vita e pezzi nati da poco: «Lettera aldilà del mare» (dal Sanremo 2022), «La vestaglia», «La mia mano a farfalla» (da una poesia di Bruno Lauzi), «Erba di casa mia», «Ho bisogno di te», l’autobiografica «Questo io sono», «Luna Rossa», «Quello che si dice» di Aznavour... E ovviamente «Perdere l’amore» per certificare davvero che «tutti i sogni sono ancora in volo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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