La bresciana Marta Pluda si esibirà in Giappone: «Onorata della scelta»

«Sognavo di fare il medico per poter aiutare gli altri. In parte quell’obiettivo è diventato realtà: "Ascoltarti cantare mi fa stare bene, ho dimenticato problemi e cose brutte", mi dicono spesso. La musica, il canto, l’emozione, sono le migliori medicine per l’anima».
È un balsamo, una dolce cura sonora, pulizia, gusto, eleganza, un filo di seta, la voce di Marta Pluda, 27enne mezzosoprano bresciano attiva in Italia (Pesaro, Brescia, Como, Bergamo, Milano, Macerata) e all’estero (Francia, Irlanda, Germania, Montecarlo). Oggi, poi ancora l’11 e il 13 aprile, è Angelina nella «Cenerentola» di Rossini ad Augsburg, in Baviera; poi debutta in Giappone, in occasione dell’Expo 2025, in tournée con il Rossini Opera Festival.
«Visitare il paese del Sol Levante è da sempre un mio desiderio, andarci per cantare è doppiamente un sogno che si avvera. Essere stata scelta dal Festival come ambasciatrice di Rossini in estremo Oriente è per me un grande onore. Quel pubblico vive l’opera con rispetto e devozione. Se un cantante italiano si esibisce là, si sentono onorati: sanno di poter ascoltare un vero ambasciatore del belcanto, quindi vivono il momento con emozione e ammirazione. L’anno scorso ho tenuto un concerto a Shanghai, in Cina, e porto un bellissimo ricordo di quella terra e delle sue persone».
Marta Pluda, in primavera torna in Kazakistan: che esperienza è stata?
Si è rivelata una vera sorpresa. Sono stata accolta come fossi una di famiglia. Il pubblico conosce a fondo il repertorio operistico, sinfonico, barocco. Quest’anno sono al Teatro dell’Opera di Astana, la capitale. Cantare mi permette di conoscere nuove culture: è ciò che amo di più.
Come ha incontrato la musica?
Sono figlia d’arte, anche mia mamma, il soprano Donatella Gallerini, cantava. Sono cresciuta giocando sotto il suo pianoforte a coda e andando a teatro. Ero sempre attentissima e attratta dal palcoscenico. La cosa curiosa è che ogni volta le ripetevo «Lo spettacolo mi è piaciuto molto, ma se mi porti qui perché pensi che da grande faccia questo lavoro, puoi scordartelo!».
Quali insegnanti l’hanno segnata di più?
Durante la mia formazione all’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino ho avuto la fortuna di studiare con Sonia Ganassi, un’artista che ho sempre ammirato molto: a lei devo le mie colorature, le note veloci veloci, per chi non se ne intende. Un’altra maestra alla quale devo tantissimo è Paola Fornasari Patti mia attuale insegnante, persona meravigliosa, severa, attenta, scrupolosa, in grado di tirar fuori dalla mia voce suoni che non pensavo di poter creare. Un percorso magico che non so ancora dove mi porterà.
È molto presente sui social: è una scelta obbligata per un artista?
L’ho imparato negli anni, anche grazie a corsi tenuti da esperti della comunicazione. Mi diverte molto condividere ciò che faccio: il nostro è un lavoro talmente speciale che credo sia interessante anche per i profani vedere cosa c’è dietro, scoprire le varie fasi del processo. È anche un modo per incuriosire e avvicinare le persone a un mondo assolutamente non «per vecchi». Tutt’altro!
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