Maria Chiossi: «Intorno al mondo parlavo con le note, ora insegno in Cile l’arpa europea»

L’arpista ha lasciato Brescia nel 2005: «Mi volevano violinista, mi ha stregato Ciajkovskij»
Maria Chiossi
Maria Chiossi

Asseconda suggerimenti, simpatie, intuizioni. Indipendente nei pensieri, nei contenuti, nelle scelte. Sempre in attacco, mai in difesa; nessun rimpianto, sguardo avanti.

Dal 2017 Prima Arpa nell’Orchestra Nazionale del Cile, dopo gli studi al «Marenzio» con Anna Loro, la bresciana Maria Chiossi nel 2005 è volata a Londra, per un master con Gabriella Dall’Olio. Da allora non si è più fermata: Portogallo, Svezia, Thailandia, Australia, Perù, Cina.

Nel 2008 è stata tra i (magnifici) cinque ammessi da Riccardo Muti e da Xavier de Maistre alle audizioni per prima arpa nell’orchestra «Cherubini». Nel 2011 è entrata con altri quattro italiani nella YouTube Symphony Orchestra, la formazione online più famosa al mondo. Dal prossimo marzo inizierà l’insegnamento di Arpa all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Santiago del Cile (come accade in molti paesi, la musica è un ramo specifico del campus universitario, facoltà artistica).

«Sono entusiasta, è il Conservatorio più importante del Sudamerica - spiega Chiossi - che finalmente apre all’arpa, dopo musica antica, jazz, etnomusicologia. Farò conoscere la famosa scuola d’arpa europea».

Maria, quali orchestre l’hanno colpita particolarmente, fra le molte con le quali ha lavorato?

La Sinfonica Nazionale della Lettonia mi ha stregato il cuore: alto livello (penso ai favolosi strumenti a corda), enorme rispetto per la musica, pubblico preparato, ambiente rigido (influenza di area russa). Non conoscendo il lettone, parlavo con le note. In Spagna mi hanno conquistato il fervore culturale, le vivaci dinamiche interpersonali, l’umanità briosa. In Australia ricordo le sale concertistiche dall’acustica pazzesca. In Giappone impressiona l’amore che provano per la musica classica “occidentale”, ai confini dell’idolatria.

Prima di un concerto con Mischa Maisky c’erano folle di spettatori in attesa dell’apertura dell’auditorium, come a un concerto rock. E la fila, al termine, semplicemente per salutare.

Cosa rimpiange di Brescia e dell’Italia?

La nostalgia è fortissima, innumerevoli memorie: Marysa Bonomelli che mi spinge verso il violino e io che mi innamoro invece di tutti gli altri strumenti. Anna Loro che inizia a suonare Ciajkovskij e scocca il colpo di fulmine. Con Filippo Garlanda come attrice comica, virtuosa e diva, svampita e malvagia, e Giancarlo Facchinetti tra il pubblico che ride e si diverte come un matto.

Le esecuzioni “clandestine” di Battisti e dei Beatles, di Dalla e dei Queen, con l’amica (e complice) Tiziana Tagliani... Potrei continuare a lungo. Più di una volta ho indicato, sulla cartina geografica, a compagni di lavoro e amici, Brescia e il Garda, monti e città lombarde, e ho raccontato dei miei concittadini che hanno fatto fortuna all’estero. Qualche volta mi parte la lacrima. Il mio cuore ora è cileno, ma la sua metà si ostina a rimanere bresciano.

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