Lo scrittore Simoni con una nuova saga: «Intrighi, delitti e mistero»

Maestro delle saghe storiche d’azione in tempi difficili, tempi di violenza, povertà e soprusi, lo scrittore ferrarese Marcello Simoni (oltre 40 libri all’attivo, venduti in più di due milioni di copie, e numerosi premi vinti), ha compiuto da poco cinquant’anni e li festeggia con una nuova avventura letteraria (la quinta): la «Saga della dinastia perduta».
Il primo volume della serie s’intitola «La torre segreta delle aquile» (Newton Compton, 344 pagine 12,50 euro) e l’amore per la famiglia di Folco, le malefatte per il potere, i complotti dinastici, gli odi, i rancori, le guerre e i tradimenti sono le mareggiate che il giovane normanno poco più che adolescente, deve affrontare per salvare il suo onore e la sua casata in un Medioevo cupo e litigioso, infido e pericoloso.
Siamo nel 1127 e la saga si fonda sull’evolversi dei rapporti tormentati fra due nobili famiglie normanne, i Ferracutus e i Drengot, la prima proveniente dalla contea francese di Évreux, la seconda acclimatata da tempo alla terra e alle usanze della Sicilia.
Simoni, che cosa sta avvenendo d’importante?
Siamo in pieno Medioevo e il legame tra i due casati si concretizza attraverso il matrimonio dei rispettivi figli maggiori, Folco e Altruda. A fare da sfondo alla vicenda è Sagitta, una località immaginaria costruita secondo la stessa logica di ferrea verosimiglianza che ritroviamo nella Kingsbridge di Ken Follet e nella Blackwater di Michael McDowell. In questo feudo creato ad arte troveremo un castello, un monastero basiliano, un porto e persino un villaggio di tonnarotti siculo-arabi. All’interno di una simile cornice, prenderanno forma intrighi, delitti e storie di mistero e di passione sempre più drammatiche e ingarbugliate.
Com’era il Medioevo nel Sud d’Italia?
Trovo similitudini con l’Andalusia del dominio arabo, anche se, nel mio romanzo, la situazione è ribaltata. All’inizio del XII secolo, i musulmani sono appena stati sconfitti dai normanni, che di fatto detengono il potere dell’isola nel nome di Ruggero II di Altavilla, destinato a essere incoronato re. Ma a prescindere da chi comandi, l’incontro culturale al quale assistiamo in questo momento è tra i più felici della storia. La letteratura, l’arte, l’architettura, la geografia e la scienza nati dall’unione del gusto normanno, arabo e greco rappresentano, in Sicilia, un traguardo che, per certi versi, farebbe impallidire la bellezza del Rinascimento fiorentino.
Quali erano le reali potenze delle famiglie Drengot e Ferracutus protagoniste della saga?
I Drengot del mio romanzo appartengono a un ramo di una dinastia davvero esistita, i Drengot Quarrel, che furono i primi normanni a scendere nel Mezzogiorno poco dopo l’anno Mille. Mi riferisco alla leggenda dei guerrieri erranti giunti dal Nord che ebbero una visione dell’arcangelo Michele presso il monte Gargano, e dai quali discendono, tra i vari signori di Campania e Basilicata, i duchi Roberto di Capua e Rainulfo di Alife, che avranno ruoli determinanti nei prossimi due capitoli della mia saga. Per quanto riguarda i Ferracutus, rappresentano invece una famiglia di milites (cavalieri) discendente per ramo cadetto dalla stirpe ducale di Normandia. In entrambi i casi, parliamo di rappresentanti dei signori territoriali che imposero il feudalesimo in Sicilia, ma che ispirarono anche gli ideali della cavalleria sopravvissuta nella letteratura epica dei secoli successivi.
Folco è il classico eroe normanno temerario, giovane e impulsivo, senza macchia e senza paura?
Folco è senz’altro nato per diventare un eroe, ma non è senza macchia. Il suo personaggio è destinato a mutare, a crescere di romanzo in romanzo, avvicinandosi sempre più al modello del cavaliere siculo-normanno: un genere di guerriero avvezzo all’avventura e alla conquista, ma anche a piegare il mondo secondo le proprie necessità senza guardare in faccia nessuno. Del resto, nelle sue vene scorre il sangue di un pirata vichingo.
Emma, la madre di Folco, simbolo del matriarcato o subdolo personaggio?
Emma, è una normanna dal carattere granitico. Forgiata da mille pericoli e sacrifici, è una tiranna, un’astuta stratega, una custode di segreti e, forse, una veggente. Con molta franchezza, posso dire che tra i vari personaggi che ho messo in scena, lei è uno di quelli che mi spaventa di più. Molto dipenderà da Emma, nella mia trama.
Lei mescola personaggi di fantasia ad altri reali per dare una sorta di autenticità storica alle vicende che racconta?
Protagonisti inventati ma verosimili. Questa è la mia regola di base, grazie alla quale ho la possibilità di sviluppare trame originali senza dover manipolare il tessuto degli eventi storici realmente accaduti, ma senza dovere rinunciare a dipingere le mie atmosfere e i miei personaggi con colori di autenticità.
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