Lorenzo Cremonesi: «Stupiti, e un po’ disturbati, dalla resistenza degli ucraini»
Il giornalista del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi parla al pubblico di Librixia in collegamento dal Donbass, la regione in Ucraina occupata dai russi, seduto in un’automobile parcheggiata a una decina di chilometri da Lyman, la città appena riconquistata dall’esercito ucraino.
Nella giornata conclusiva della Fiera del Libro di Brescia - anche ieri premiata da un grande successo di pubblico - la sua è una testimonianza in diretta dai territori caldi della guerra. Dialogando con Carlo Muzzi, caposervizio di Interni ed Esteri al Giornale di Brescia, sul libro «Guerra infinita» (Solferino, 560 pagine, 22 euro), Cremonesi tiene a ripetere che «il mio non è un libro sull’Ucraina». È il lavoro di un inviato di guerra che racconta «quarant’anni di conflitti rimossi dal Medio Oriente all’Ucraina»; ma è inevitabile che il discorso si concentri su quello che accade oggi in Europa.
«Qui in Donbass - racconta Cremonesi - si è ripetuto quello che avviene dall’inizio dell’invasione russa. È ovvio che Mosca aveva sottovalutato la determinazione degli ucraini a difendersi, e quella degli occidentali nel sostenerli. Oggi ho fatto un lungo giro in auto per strade secondarie: ho visto villaggi distrutti e centinaia di mezzi militari russi bruciati, pile immense di munizioni e pezzi di ricambio dei quali gli ucraini si stanno appropriando. È evidente che l’esercito ucraino avanza e che i russi stanno perdendo la guerra». Anche le regioni più filorusse, sostiene Cremonesi, ormai non vogliono più finire nelle mani di Putin. «La capacità di resistenza degli ucraini sta cambiando anche l’atteggiamento di chi era pronto ad adattarsi. E le sconfitte militari diventano politiche».
Noi occidentali siamo rimasti «stupiti e un po’ disturbati» dalla resistenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky e del suo popolo: «Combattono in nome di valori che diamo talmente per scontati da non essere più pronti a difenderli. Nell’ultimo anno, abbiamo visto gli afgani arrendersi ai talebani, perdendo ogni libertà. Gli ucraini, invece, hanno dimostrato che vale la pena di resistere e morire per la libertà. Per questo meritano tutto il nostro appoggio».
Noi ci illudiamo che la guerra non appartenga più al nostro universo, «ma se non combattiamo per i nostri valori, altri dovranno farlo per noi. Putin attacca un Paese che chiede di far parte dell’Europa. Dal 2014, l’anno della prima invasione russa, l’Ucraina è profondamente cambiata: era diventata l’esempio vivente di come un’ex provincia sovietica potesse svilupparsi grazie all’apertura verso l’Europa».
E ora come andrà a finire? Putin userà l’arma atomica? «La Cina di certo si opporrà, e Zelensky ha tutte le armi per vincere. Ma se Putin verrà messo alle corde, se rischierà di perdere tutto, allora potrebbe rischiare tutto. La soluzione è politica, Putin dovrà ritirarsi ma qualche territorio va lasciato a Mosca: non si può riprendere la Crimea con le armi americane».
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