Cultura

Lokman, «con gli 8bit ridò vita ai videogame degli anni ’80»

Giulia Camilla Bassi
L’artista bresciano debutta in libreria con «Lost in Bits», il primo fumetto cartaceo in pixel grafica al mondo, un libro-manifesto in cui addentrarsi in un’avventura 8bit
Lokman, classe 1988, all’anagrafe Lokman Mouatamid
Lokman, classe 1988, all’anagrafe Lokman Mouatamid
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C’è chi guarda al gaming anni Ottanta con nostalgia e chi sceglie invece di reinterpretarlo con occhi nuovi. Tra pixel ipersaturi, animazioni 8bit e un’estetica capace di far vibrare i cuori di chi è cresciuto tra cartucce e joystick, l’artista bresciano Lokman dà forma a un universo creativo in cui la retromania non è solo un tributo, ma un linguaggio espressivo capace di trasformare la memoria videoludica in new media art.

Il viaggio di Lokman – classe 1988, all’anagrafe Lokman Mouatamid – parte da Chiari e si sviluppa a colpi di frame sul suo omonimo canale YouTube: una realtà da oltre un miliardo di visualizzazioni e due milioni di iscritti in cui anime, videogiochi e cultura pop tracciano il solco creativo. Ora Lokman debutta in libreria con «Lost in Bits», edito da Electa Comics di Gruppo Mondadori (128 pagine, 18,90 euro): il primo fumetto cartaceo in pixel grafica al mondo, un libro-manifesto in cui addentrarsi in un’avventura 8bit, verso universi videoludici sconosciuti.

L’abbiamo intervistato per parlare del progetto.

Lokman, come nasce la sua ricerca artistica?

Nasce da lontano. Fin da bambino ho coltivato la passione per il disegno, dicevo che un giorno avrei lavorato alla Disney. Quel sogno non si è avverato, ma con il miglioramento e l’accessibilità delle tecnologie, già negli anni delle medie e del liceo ho sviluppato la conoscenza nel mondo del video, del montaggio e dell’animazione in 2D. Dopo la scuola - ho un diploma in metalmeccanica - per tre anni ho fatto il disegnatore tecnico. Ma la passione prevale sempre. Mi sono quindi buttato nel settore creativo, lavorando per diverse agenzie pubblicitarie. Non avendo potuto farlo a livello accademico, sono entrato nel mondo creativo con un percorso da autodidatta.

E poi la grande passione per il retrogame…

Negli anni Novanta giocavo con quello che mi portava mio fratello maggiore, tutta roba di fine anni Settanta - inizio anni Ottanta, perché costavano meno, così mi sono innamorato di quella pura salsa anni Ottanta, anche a livello cinematografico. Con l’arrivo di YouTube ho fatto il salto: potevo entrare in contatto diretto con il mio pubblico senza bisogno di nessun intermediario.

E come è nato il progetto di «Lost in Bits»?

Mondadori mi ha contattato con la proposta di un libro e mi ha dato carta bianca. Anche questo era un sogno nel cassetto da bambino… disegnare un fumetto! Mondadori è stata entusiasta dell’idea ed è nato «Lost in Bits», che è a tutti gli effetti il primo fumetto pixel stampato al mondo. Qui ho unito tutti i miei mondi: è l’incontro tra il videogioco, l’arte pixel e l’editoria classica.

È un’avventura in cui lei è il protagonista…

Sì, ho preso in prestito il mio personaggio in versione rigorosamente 8bit che uso sul mio canale.

Cosa significa fare arte su Youtube?

Devi essere più cose contemporaneamente. Il bello è che hai il controllo di tutto il processo creativo, dallo script, allo storyboard, alla preproduzione, fino alla produzione e alla postproduzione. Il brutto è che devi imparare a delegare tutte queste mansioni, che hanno un grado di specializzazione. Fino a qualche anno fa eravamo una quindicina di persone tra musicisti, animatori, disegnatori e montatori. Ora, per mia scelta, ho voluto ridimensionare e sono io a lavorare al 100% sui miei progetti.

L’anno scorso ha partecipato alla conversazione «Costituzione in shorts», con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e altri giovani creator sul significato della Costituzione. Come è andata?

È stata una grande emozione e un grande motivo di orgoglio. È stato anche un modo per consacrare quello che ho fatto in questi anni. Per me l’esperienza con il presidente Mattarella è stata una pacca sulla spalla incredibile, un’esperienza surreale al momento, ma spero possa ricapitare in futuro.

A proposito di futuro, ha qualche progetto?

Mi piacerebbe continuare sul percorso del fumetto, proseguire a realizzare nuovi video e c’è un sogno nel cassetto che non svelo, ma che ha a che fare con la mia passione per i cortometraggi... vedremo, niente è impossibile!

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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