Cultura

Lo Schiaccinoci, il balletto per eccellenza di scena al Clerici

Giulia Camilla Bassi
Marco Batti, direttore del Balletto di Siena, presenta l’allestimento che sarà a Brescia l’11 gennaio
I protagonisti de Lo Schiaccianoci - © www.giornaledibrescia.it
I protagonisti de Lo Schiaccianoci - © www.giornaledibrescia.it
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Torna anche quest’anno il tradizionale appuntamento con la grande danza de «Lo Schiaccianoci» al Teatro Clerici: domenica 11 gennaio, alle 18, sarà il Balletto di Siena, diretto dal Maestro Marco Batti, a riportare in scena la favola di Clara e del suo viaggio in un mondo fatato, accompagnato dalle musiche immortali di Čajkovskij (biglietti ancora disponibili a partire da 25€).

Un classico che non smette di incantare platee diverse, ma che in questa versione trova una chiave ancora più immediata: pur restando fedele alla tecnica del balletto classico e ai suoi momenti iconici – tra passi a due, danze di carattere e quadri d’insieme – il Mastro Batti porta in scena un allestimento dalla narrazione limpida, pensata per coinvolgere anche chi non è addetto ai lavori e, soprattutto, il pubblico più giovane. In scena, tra i protagonisti, Filippo Del Sal sarà lo Schiaccianoci e Matilde Campesi Clara; Chiara Gagliardo e Giuseppe Giacalone interpreteranno la Fata Confetto e il suo Cavaliere. A spettacolo concluso, primi ballerini e coreografo si fermeranno nel foyer per un momento di dialogo con gli allievi delle scuole di danza presenti in sala. Abbiamo incontrato Marco Batti per farci raccontare dove si può intervenire su un titolo così amato senza tradirlo, e quale idea guida oggi il suo lavoro.

Una scena da Lo Schiaccianoci - © www.giornaledibrescia.it
Una scena da Lo Schiaccianoci - © www.giornaledibrescia.it

Maestro, in che modo la sua versione de «Lo Schiaccianoci» può risultare più leggibile al pubblico in sala?

Ci tengo a sottolineare che quella non porteremo in scena né una reinterpretazione né una modernizzazione ma una versione classica de «Lo Schiaccianoci», il balletto per eccellenza. La novità sta soprattutto nella sua fruibilità: per me è importante che il pubblico non venga soltanto a vedere virtuosismi tecnici, ma si appassioni e abbia voglia di tornare a teatro. Il nostro obiettivo è rendere chiaro il messaggio del balletto classico che spesso, purtroppo, rischia di diventare ermetico per i non esperti.

E questo come avviene?

Il refresh sta soprattutto nelle parti di pantomime, che aiutano a seguire meglio la storia, e nei virtuosismi: in particolare nei grand pas, dove inseriamo molti lift, grandi evoluzioni tecniche, per rendere ancora più spettacolare la fiaba natalizia per eccellenza. La ricostruzione coreografica, la rivisitazione delle danze e delle danze storiche e di carattere ne fanno uno spettacolo poliedrico. Soprattutto, ho voluto inserire, nel primo tempo, le danze storiche, così da offrire una varietà tra danza classica e danza storica. E poi, nel secondo tempo, con le danze di carattere si crea una misticanza di arti che restituisce al pubblico una visione completa dell’opera.

Quanto è importante la presenza dei bambini in sala?

Il motivo per cui, dal 2018, ogni anno portiamo in scena in tutta Italia questa magia del Natale, è proprio perché le persone si innamorino del teatro, a partire dai bambini, che saranno il nostro pubblico futuro. I bambini, in questo spettacolo, trovano momenti divertenti e scene in cui possono rispecchiarsi, come nelle liti tra il fratellino Fritz e la sorellina Clara. E poi, quando entra in scena la danza dei topi con il Re dei Topi, emergono anche un po’ le paure, le insicurezze. Lo spettacolo aiuta ad affrontare queste paure, che poi si svelano essere frutto dell’immaginazione.

Alla fine dello spettacolo incontrerete gli allievi delle scuole di danza bresciane...
Questa è una bellissima iniziativa: per me la cosa più importante è il rispetto del pubblico. Le grandi stelle del cinema, del teatro e della danza non potrebbero mai essere stelle se non ci fosse un pubblico che le riconosce come tali, e io voglio che siano raggiungibili. Da ragazzino ho passato ore e ore ad aspettare gli artisti, che spesso non uscivano dai punti che ci erano stati indicati. Per questo trovo bello permettere a bambini e ragazzi di fare una foto o avere un autografo, per portare avanti il mito. E dentro questa produzione ci sono grandissimi nomi: Chiara Gagliardo e Giuseppe Giacalone, Filippo Del Sal e Matilde Campesi, che sono i protagonisti. Per me è fondamentale che incontrino il pubblico.

Qual è il suo consiglio a questi giovani danzatori e danzatrici?
Consiglio di immergersi totalmente nella scena, senza distrarsi: il nostro tempo moderno ci porta facilmente altrove e, appena c’è un momento di calo di tensione, entriamo sui social rischiando di perderci tante cose. Lasciate per un’ora e mezza i vostri cellulari, non pensateci assolutamente, e godetevi qualcosa che non è una realtà virtuale, ma concreta: è la magia del teatro.

Dopo tanti anni di rappresentazioni, quali sono i suoi momenti preferiti?

Ho danzato «Lo Schiaccianoci» per molti anni con l’Eglevsky Ballet di New York, interpretando ruoli diversi. Per me il momento più magico è sicuramente la nevicata: con l’ensemble in scena si raggiunge l’apoteosi del balletto classico. E poi c’è la chiusura del secondo atto: tutto il popolo del Regno dei Dolci si presenta davanti a Clara per salutarla, prima che cali il sipario e sopraggiunga il risveglio. Per questo atto finale ho pensato, a mio avviso, a una firma di raffinatezza, ma sarà il pubblico a decretare se sarà così o meno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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