«Con l’ironia Jane Austen si destreggiava tra libertà e necessità»

«Virginia Woolf definì Jane Austen la più perfetta delle scrittrici inglesi. E aggiunse che scriveva senza recriminare né lamentarsi ma guardando al futuro possibile per ognuno di noi. Ha colto un elemento assolutamente importante dei romanzi di Austen». La studiosa e critica Liliana Rampello è la curatrice del secondo volume dei «Romanzi e altri scritti» di Jane Austen (Meridiani Mondadori, 1680 pp., 80 euro) che conclude la pubblicazione dell’opera omnia dell’autrice inglese di cui ricorrono quest’anno i 250 anni dalla nascita. Rampello parla con passione dell’autrice di tanti capolavori. I più importanti, più letti e conosciuti (anche grazie a riduzioni cinematografiche e televisive) sono ritenuti «Ragione e sentimento» e «Orgoglio e pregiudizio», in cui ha rappresentato un’epoca ornata da un’ipocrisia spacciata per buone maniere, e dagli affettati atteggiamenti d’un distaccato perbenismo.
«Anche i romanzi contenuti in questo meridiano – anticipa Rampello – sono capolavori: “Emma” è più leggero e divertente; “Mansfield Park” – la storia della bambina mandata a vivere con aristocratici parenti – è commovente, e “Persuasione”, concluso pochi mesi prima della morte, apre a una nuova stagione della sua scrittura con una malinconia più profonda. “Sanditon”, incompiuto, è il più complesso e il più difficile da amare, ma è un grandissimo romanzo dove Austen rigenera tutta l’idea che ha del teatro. Questo Meridiano contiene anche il progetto di un romanzo in cui raccolse tutti i consigli che la gente le dava. Vengono fuori pagine divertentissime senza capo né coda».

Professoressa Rampello, che scrittrice era Jane Austen?
«È una maestra di stile perché ha utilizzato la sua grande capacità di indagare l’animo umano e con garbo e ironia, ha saputo descrivere i vizi e le virtù della società contemporanea in ogni suo libro, in modo magistrale. Tantissimi autori e autrici dopo di lei hanno riconosciuto la sua capacità di lavorare sullo stile con estrema perfezione e armonia, ammirando la struttura del romanzo di quell’epoca che lei ha rinnovato: l’ipotesi è che ha fondato il romanzo di formazione femminile».
In che modo?
«Non ha insistito sulla condizione abbastanza miserabile delle donne all’inizio dell’Ottocento, e ha lavorato di più sull’idea di libertà femminile, e le possibilità che aveva una ragazza anche ai suoi tempi di costruire un destino personale ponendosi come soggetto della propria esistenza. Tutto questo assieme all’incredibile ironia che circola in tutti i suoi romanzi: un’ironia sottotraccia, sottile ma estremamente pungente. Credo avesse una visione molto lucida della situazione del suo tempo».
Situazione socio-economica intende?
«Certo. E sicuramente ha scritto partendo dalla consapevolezza della materialità per la vita di ognuno di noi come la condizione economica, la divisione in classi che in Inghilterra era ricca e forte, e non è un caso che nei romanzi si parli spesso di soldi: non in senso generico, ma come soldi contati nelle tasche dei suoi personaggi e come questi elementi prefigurino un’intesa nella società del suo tempo. Sotto questo punto di vista è stata un’interprete formidabile del passaggio fra i due secoli in cui ha vissuto».
Che tipo di donna sarebbe stata, rapportata ai canoni del nostro tempo?
«Avrebbe guardato ai nostri tempi con la stessa incredibile ironia, allegria e buon senso. Non avrebbe inseguito obiettivi sbagliati: avrebbe lavorato, come ha fatto nella sua epoca, su come una donna può muoversi tra libertà e necessità, tenendo ben presente le condizioni in cui ognuno di noi si può trovare e nello stesso tempo la possibilità di modificare il proprio destino. La sua ipotesi vale anche adesso perché lei parla di autotrasformazione, la modificazione di noi stessi che ci permette di agire in piena libertà. Non dobbiamo aspettare che sia un altro a dirci come e cosa fare».
Che cosa la rendeva, nonostante tutto, sempre ottimista?
«Aveva intuito che anche nelle situazioni più drammatiche c’è sempre uno spiraglio di libertà soggettiva, che è quello in cui dobbiamo vivere. Anche per questo è diventata un brand. Dai francobolli, ai vestiti, alle suppellettili è un marchio con cui si vende qualsiasi cosa. Film, sceneggiati, tutto quello che è derivato dai suoi romanzi e dalla sua vita è sempre attuale».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
