Cultura

La tragedia di Skippy calamita di storie nella Dublino di oggi

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«Skippy» ha quindici anni, una faccia da bambino e tanti fardelli segreti da sopportare. Alcuni così segreti da trasformarsi in mostri d'ombra che fanno capolino nei sogni, durante le lunghe notti trascorse nella camera del prestigioso Seabrook College di Dublino o facendo a gara con l'amico Ruprecht a chi mangia più ciambelle nel locale di Ed's. È in una di queste serate che «Skippy» - improvvisamente - muore, davanti agli occhi stupefatti di decine di studenti. Inizia così, senza sconti, senza preamboli, senza compromessi né suspance il bellissimo romanzo dello scrittore irlandese Paul Murray. È questo l'evento spartiacque che determina l'intera struttura del romanzo, un grande affresco corale che racconta la vita quotidiana in cattività di studenti e professori, prigionieri per caso o per scelta del fantasma di un'istituzione in decadenza. Il Seabrook College dei Padri del Paracleto, covo massonico alla deriva, un tempo fucina della classe dirigente ed ora detonatore di disagi pronti ad esplodere.

La marea monta nei primi capitoli, sospinta dal collage di personaggi che ruotano intorno a Daniel «Skippy» Juster - un geniale compagno di stanza, un giovane professore, un preside ambizioso, un padre disperato - finché le onde sempre più alte vanno a cozzare contro la tragedia che modificherà, ma non placherà, il corso dei flussi. E anche dopo la sua morte «Skippy» sarà il catalizzatore della storia e delle storie fino all'epilogo dolceamaro di chi si salva e chi non può fare a meno di affondare.

Ilaria Rossi

SKIPPY MUORE
Paul Murray
Isbn Edizioni - 816 pagine, 16,00 euro

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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