«La tomba del cane», il noir di D’Aguanno ambientato a Brescia

A differenza dei due libri precedenti, l’ufficiale dei Carabinieri spiega: «Questo terzo giallo è tutto frutto della mia fantasia»
Daniela Zorat
Gian Luca D'Aguanno, scrittore e carabiniere - © www.giornaledibrescia.it
Gian Luca D'Aguanno, scrittore e carabiniere - © www.giornaledibrescia.it

Ambientazione tutta bresciana anche per la terza indagine del capitano dei Carabinieri Roberto Spadafora, creato dalla penna di Gian Luca D’Aguanno, ufficiale dell’Arma nato a Lucca che vive nella nostra città da ormai trent’anni.

La trama

Il titolo è emblematico e, di fatto, nostrano: «La tomba del cane» (Mannarino, 315 pp, 13 euro) è il monumento che domina la città dalla Maddalena, la cui storia va ad intrecciarsi con l’indagine nata dal ritrovamento di uno scheletro nelle vicinanze dell’opera progettata da Vantini e terminata da altri nella seconda metà dell’800. Un’inchiesta molto difficile e articolata per il comandante del Nucleo investigativo, dal fiuto eccezionale ma un po’ refrattario alle regole dell’Arma, a capo di una squadra di validi collaboratori, a cominciare dal fido maresciallo Lopez.

Anche gli altri due precedenti romanzi di D’Aguanno («Il terzo vizio» e «Il verso delle parole», tutti editi da Mannarino), sono ambientati nella nostra città – riprodotta fedelmente –, tanto che il secondo ha vinto addirittura il premio letterario Brescia da Leggere 2024 come miglior romanzo di ambientazione locale. E non solo. Sia il romanzo d’esordio che il secondo hanno ricevuto una Menzione al Festival Giallo Garda 2021 e 2023.

Ispirazione

Gianluca D’Aguanno dalla sua principale professione ha tratto spunti per i suoi romanzi. «Volevo annotare i casi di cui mi sono occupato in tutti questi anni, quei cento e passa omicidi che ho trattato – spiega –. Nel 2019, mentre mi spostavo in treno per raggiungere la caserma a Milano, ho iniziato a buttar giù la prima storia, ispirata, ma solo ispirata, a un delitto realmente accaduto nel Bresciano. Così ho fatto anche per il secondo romanzo, la cui ispirazione è venuta da un altro episodio, che molti nel leggere ricorderanno, ma che poi si discosta dalle indagini che seguimmo allora, assicurando alla giustizia il responsabile. Questo terzo giallo invece è tutto frutto della mia fantasia».

Forte della lunga esperienza da investigatore D’Aguanno scrive romanzi gialli assolutamente aderenti alla realtà e – finalmente – senza alcun errore procedurale o stravolgimenti per assecondare l’appeal della storia. Elementi sottolineati anche nelle motivazioni dei riconoscimenti ricevuti. «Certo, ho dovuto studiare come si scrive un giallo – aggiunge – imparare a disseminare indizi nei capitoli, a rispettare le regole che rendono credibile la storia. Un valido aiuto arriva da mia moglie, mia prima lettrice critica». Ed è già in preparazione un quarto romanzo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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