Cultura

La Grande Carestia, una tragedia «politica» narrata da chi la visse

Nicola Rocchi
Natalia Riva, docente di Lingua e cultura cinese all’Università Cattolica di Brescia, ha tradotto l’opera di Yang Jisheng, che perse il padre nel 1959
Natalia Francesca Riva è docente in UniCatt Brescia
Natalia Francesca Riva è docente in UniCatt Brescia
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Trentasei milioni di cinesi morirono di fame, «nel silenzio e nell’indifferenza», tra il 1958 e il 1962, per effetto delle politiche messe in atto dal Partito comunista guidato da Mao Zedong negli anni del cosiddetto Grande Balzo in avanti.

Tra loro vi fu, nel 1959, anche il padre di Yang Jisheng, giornalista e saggista cinese che aveva allora 19 anni. Soltanto molto tempo dopo Jisheng comprese la verità su quello che era accaduto. L’ha raccontata in un libro monumentale che arriva ora in Italia: «Lapidi. La Grande Carestia in Cina» (Adelphi, 836 pagine, 38 euro), tradotto in italiano da Natalia Francesca Riva, docente di Lingua e cultura cinese all’Università Cattolica di Brescia.

Mercoledì prossimo, 24 aprile, alle 18.45 Natalia Riva parlerà del libro con Stefano Rizzo nella Nuova Libreria Rinascita, in via della Posta 7 a Brescia. Le abbiamo chiesto di questa tragedia dimenticata.

Professoressa Riva, come è arrivato Yang Jisheng a scrivere questo libro?

Jisheng visse la morte del padre come una tragedia familiare; ma qualche anno dopo, durante la Rivoluzione culturale, iniziò a farsi domande che aumentarono negli anni successivi, fino alle proteste del 1989 in piazza Tienanmen. Divenuto giornalista nell’agenzia di stampa Nuova Cina, Jisheng poté accedere agli archivi e parlare con testimoni nelle province cinesi. Scoprì che la conseguenza del Grande Balzo era stata la Grande Carestia, accompagnata da un clima di terrore e violenze ben descritto nel libro.

A cosa fu dovuta la Grande Carestia?

Il Grande Balzo in avanti fu una campagna ispirata dal desiderio del Partito comunista di portare la Cina a un elevato livello di industrializzazione. Servivano notevoli risorse agricole, cereali in particolare, per supportare lo sviluppo delle città e delle industrie. La società cinese, soprattutto quella rurale, fu riorganizzata nelle cosiddette comuni popolari, con l’eliminazione di ogni forma di proprietà privata e la collettivizzazione forzata di tutti i mezzi di produzione. Quando si manifestarono i problemi derivanti dall’inefficienza delle strategie agricole e industriali messe in atto dal Partito, la popolazione rurale non ebbe via di scampo.

Jisheng sottolinea l’ignoranza in cui si trovava a vivere la popolazione…

L’autore spiega come il sistema non permettesse l’ingresso di informazioni non controllate dal Partito comunista. Jisheng stesso racconta che quando suo padre morì non mise mai in dubbio la bontà del partito, perché conosceva una sola voce. I contadini vivevano in comuni immense e non potevano passare da una comune all’altra: erano privi di ogni possibilità di scambio o di ricerca d’aiuto.

Il racconto della fame è spaventoso: uomini ridotti a mangiare di tutto, si registrarono perfino molti casi di cannibalismo…

Da un lato c’è il racconto delle cause politiche e sociali della Grande Carestia, dall’altro la narrazione di ciò che accadde ai contadini. Nella versione italiana, dimezzata dall’autore rispetto all’originale, sono descritte le situazioni di quattro province, con una panoramica sulle altre. Jisheng descrive molto bene le conseguenze brutali dell’inedia sulle persone. Gli studiosi conoscono gli effetti del Grande Balzo, ma qui c’è la testimonianza di un autore che ha potuto consultare documenti in genere non accessibili. Leggiamo anche i nomi degli individui coinvolti, entrando in pieno nella dimensione umana della tragedia.

Il libro è stato vietato in Cina. Come sono raccontati quegli anni dal governo attuale?

Yang Jisheng ha scritto il libro nel 2008 e l’ha pubblicato a Hong Kong, dove era possibile fino a qualche anno fa aggirare la censura cinese. La storiografia ufficiale attenua le colpe del partito, calcola un numero inferiore di vittime e attribuisce la carestia a una serie di difficoltà tra cui disastri naturali: inondazioni, siccità, che fino ad allora non avevano però causato tragedie analoghe. Nella Cina di oggi non sono commemorati i defunti di quel periodo. Si cerca di cancellare la memoria, per far sì che non diventi un pericolo per il potere, così come avviene per altri momenti oscuri della storia cinese.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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