Trentasei milioni di cinesi morirono di fame, «nel silenzio e nell’indifferenza», tra il 1958 e il 1962, per effetto delle politiche messe in atto dal Partito comunista guidato da Mao Zedong negli anni del cosiddetto Grande Balzo in avanti.
Tra loro vi fu, nel 1959, anche il padre di Yang Jisheng, giornalista e saggista cinese che aveva allora 19 anni. Soltanto molto tempo dopo Jisheng comprese la verità su quello che era accaduto. L’ha raccontata in un libro monumentale che arriva ora in Italia: «Lapidi. La Grande Carestia in Cina» (Adelphi, 836 pagine, 38 euro), tradotto in italiano da Natalia Francesca Riva, docente di Lingua e cultura cinese all’Università Cattolica di Brescia.



