La «Danza cieca» che riempie lo spazio di corpi e voci

La pièce coreutica è andata in scena stasera al Teatro Grande e ripete domani. Sul palco il coreografo fiorentino con il ballerino Giuseppe Comuniello
La «Danza cieca» di Virgilio Sieni sul palco del teatro Grande
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La «Danza cieca» di Virgilio Sieni sul palco del teatro Grande

Chi già conosce la danza di Virgilio Sieni non si stupirà di sapere che uno dei suoi lavori è dedicato alla «non vedenza», come lui la chiama. La cecità. Il tocco, il gesto e il tatto sono centrali nelle sue coreografie, e lo sono ancor di più in «Danza cieca», la pièce coreutica che è andata in scena stasera al Teatro Grande e che replicherà domani sera alle 20 (biglietto unico a 18 euro con possibili riduzioni: lo spettacolo si svolge in Sala Palcoscenico Borsoni e i posti sono molto ridotti), dopo che Sieni avrà tenuto un workshop pomeridiano con alcuni cittadini.

Il coreografo fiorentino già direttore della Biennale Danza qui si esibisce con il ballerino Giuseppe Comuniello, con l’accompagnamento dal vivo della lievissima musica elettronica di Spartaco Cortesi. Li si trova già in scena, in silenzio, intenti a delimitare lo spazio e a segnare il pentagramma danzante con il nastro adesivo sul pavimento. D’altro canto proprio lo spazio ha un ruolo essenziale nella danza di Sieni e nella «Danza cieca»: accoglie, limita, abbraccia, racchiude.

Sieni e Comuniello nei quaranta minuti di performance permettono al pubblico di fruire della danza in un modo nuovo, sensorialmente inaspettato. Per farlo usano la penombra, la voce, lasciano che i movimenti si sentano anche con le orecchie e si intuiscano dai contorni dei corpi che si toccano quasi costantemente. Lo stile coreografico di Sieni è lì, ma tutto cambia.

«Danzo con un cieco per ascoltare ogni volta l’aria nuova intorno a noi», dice Virgilio nelle note di regia. E così l’aria diventa palpabile insieme alle voci e insieme ai corpi che si aiutano e si accompagnano prima nella luce e poi nel buio, e poi nella semi oscurità e poi sotto ai riflettori. Si spingono, sorreggono e sostengono. Fanno insieme, stanno insieme. La danza di Sieni, così, mostra quanto sia concettuale, contemporanea e quotidiana, ma anche inclusiva, accessibile, fisicamente spirituale e spiritualmente fisica, sempre restando radicati nel mondo, che è fatto di aria, distanze, vuoti e pieni. Anche quando non lo si vede. Il movimento, qui, ha luogo dappertutto: i corpi sanno riempire realmente tutto lo spazio, disegnando anche suggestive immagini plastiche.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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