La corrispondenza di Giovanni Pascoli che «amava ardentemente la città di Tito Speri»

Col passar del tempo si finisce per diventare i monumenti di se stessi, ma Pascoli fu molto di più dell’introverso verseggiatore che abbiamo immaginato a scuola: un mondo emerge, infatti, anche dalla sua corrispondenza bresciana.
C’è una geografia sentimentale fatta di persone e luoghi che lega questo poeta alla nostra città e alla sua provincia: «Il Maestro amava ardentemente la città di Tito Speri» ricordava un articolo della Provincia di Brescia dell’aprile 1912. Sentimento, peraltro, ricambiato. Allievi, amicizie significative ed, anche, un’incidente diplomatico: diverse le occasioni in cui Pascoli si rapportò con la nostra terra. Ad esempio, sulla Sentinella Bresciana la cronaca della sua scomparsa - di cui si ricordano in questo 2022 i 110 anni - è di Lorenzo Gigli, un ex studente.
Si racconta come Pascoli avesse «un amore sconfinato per la scuola», pari solo a quello per il lavoro letterario. Gigli ne fa un ritratto impareggiabile: il poeta, con quei suoi occhi azzurri, così miti, aveva sempre «una parola e un sorriso dolcissimo» per gli studenti che considerava come figli, a cui dedicava «lezioni bonarie, piane, come una conversazione famigliare con un tono di voce sommesso come se seguisse un ordine intimo».
Tra questi spicca Lucio Silla Cantù, di cui si conserva una lettera di Viola Augusta, la madre. La donna, nel dicembre del 1904, scriveva come avesse mandato il figlio a Bologna «perché è un entusiasta ammiratore di Lei professore». Lucio Silla, nell’agosto del 1906, definirà il Pascoli come un suo secondo padre. E proprio il poeta, nel 1908, scriverà l’epigrafe per la signora, sepolta ad Orzinuovi. Domenico Bulferetti, un altro allievo, pur di vederlo al circuito automobilistico di Brescia del 1907 si sobbarcherà ore di diligenza, vaporetto e treno dalla Valcamonica. Ci sono poi amicizie che spaziavano da personalità quali il franciacortino Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona, a perfetti sconosciuti (vedi il capitano Giovanni Ricci) o amici romagnoli di sempre, come l’avvocato Raffaello Marcovigi, «il vecchio biondino», turista sul Garda e a Ponte di Legno. Era stato sostenitore del Pascoli in anni difficili e, proprio in occasione del suo matrimonio, il poeta aveva pubblicato la prima edizione di «Myricae». Per Bonomelli, Pascoli preparò il discorso «La messa d’oro», nel cinquantesimo di sacerdozio. Parte del materiale fu inviato da Il Cittadino di Brescia tramite don Defendente Salvetti.
Pascoli - raccontava mons. Antonio Fappani - partecipò al cenacolo culturale di Paolina Calegari Torri nella villa di Nigoline. Lo scrittore, sempre per il prelato, scrisse il testo della lapide per l’ospizio degli emigranti di Domodossola, come ricorda Federico Troletti, bresciano e attuale direttore dei civici musei di questa città. Il poeta si interessò anche della cultura bresciana: dal latino Cinna al nostro Canossi.
Giovanni Ricci era, invece, un capitano di stanza a Brescia e suo amico fraterno. I due condividevano tanto riflessioni artistiche quanto sociali come la lotta all’analfabetismo. Ricci invierà a Pascoli la cartolina stampata per l’inaugurazione dello stendardo dell’Aquila cavalleria, avvenuta l’11 novembre del 1909. Lo scrittore qualche giorno dopo se ne sarebbe occupato. Cosa era successo? Campo Marte: il generale Vittorio Asinari di Bernezzo, eroe risorgimentale, presenzia alla consegna del vessillo. L’ufficiale auspica che il re guardi anche alle terre irredente che, però, sono dell’Austria, allora nostra alleata. L’incidente diplomatico va in scena in un clima da tragicommedia e, due giorni dopo, il generale viene collocato «a riposo», tra polemiche roventi. E Pascoli titolerà proprio «A riposo» un’ode dove definisce «un martire» l’ufficiale, a cui consiglia di tornare nel suo Piemonte e darsi alla vita agreste.
Tante altre voci compongono il coro dei corrispondenti bresciani di Pascoli: dalla maestra al farmacista, dalla scrittrice in erba fino ai soldati del forno militare che mandano gli auguri per la Pasqua del 1910, testi spesso su cartoline con le bellezze artistiche di Brescia. Gli stessi funerali, infine, furono seguiti da noi in un clima di grande commozione e venne stravolto l’ordine di proiezione dei cinematografi, pur di inserire un filmato che ricordasse quello che era rimasto, per molti, il fanciullo dagli occhi azzurri.
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