La biografia aggiornata su Walt Disney: «Smentisco le accuse»

Walt Disney (Chicago, 05 dicembre 1901 - Providence, 16 dicembre 1966): grande genio, ma piccolo uomo se fossero vere tutte le colpe che gli sono state attribuite. È stato accusato d’essere razzista, antisemita, suprematista bianco, sessista, imperialista e spia. Tutto vero, tutto falso? «Di vero non c’è assolutamente nulla!» smentisce energicamente la giornalista e scrittrice Mariuccia Ciotta, che ha firmato la biografia più bella del re degli animatori che La Nave di Teseo ripropone - da dopodomani, 16 anni dopo la prima edizione - in versione aggiornata, a 120 anni dalla nascita e a 55 dalla morte: «Walt Disney. Prima stella a sinistra» (496 pagine, 20 euro).
«Circa l’accusa di essere razzista è stato ampiamente dimostrato che non lo fosse, sia dai suoi film sia dal fatto che molti dei suoi collaboratori erano per buona parte ebrei o di colore» spiega l’autrice: «Il peso di queste accuse dura nel tempo, perché 'sparare' contro il simbolo dell’innocenza dei bambini e delle favole era una cosa che faceva 'vendere' bene. Chi ha divulgato queste calunnie, è un certo Marc Eliot che scrisse un libro intitolato 'Il principe nero di Hollywood' (Bompiani 1994): è una specie di riassunto di tutte le diffamazioni su Disney. Mentre scrivevo il libro incontrai a San Francisco la figlia di Walt, Diane, e lei mi consegnò un dossier che conteneva tutte le falsità scritte sul padre, portate davanti a una corte di giustizia».
Per rafforzare il quadro innocentista, la nuova edizione è arricchita da una parte aggiuntiva di oltre 200 pagine, molto importante, secondo Mariuccia Ciotta, «perché riguarda il rapporto fra Walt Disney e l’Europa, ed è essenziale per far capire alle nuove generazioni chi era veramente l’uomo e l’artista, e come ha contribuito alla storia del cinema, non solo d’animazione. Era una personalità molto forte e importante anche per aver coniugato l’arte europea con quella americana».
Ma come nacquero e si diffusero le diffamazioni su di lui?
Nacquero nel 1941 a seguito dello sciopero dello studio Disney. Era scoppiata la guerra in quasi tutta l’Europa, i film non si esportavano più e lo studio aveva poche risorse finanziarie. Il personale - compresi inchiostratori e animatori - scioperava per paura dei licenziamenti. Disney gestì male lo sciopero, ma in ballo c’era l’indipendenza dello studio, cosa alla quale teneva tantissimo. Lui che non aveva mai ceduto alle lusinghe di nessuna major, fu esasperato dall’atteggiamento di alcuni dei suoi fedelissimi disegnatori che protestavano. Non tutti, ma quei pochi che gli avevano voltato le spalle lo amareggiarono in modo devastante per la lealtà ch’egli aveva sempre avuto nei confronti dei suoi dipendenti.
Ma Disney, cosa fece di scorretto?
Dovette testimoniare davanti alla Commissione per le attività antiamericane, e si dice che avesse fatto i nomi dei suoi disegnatori vicini al Partito comunista americano. Questo non è vero, non fu una spia. Non ha mai denunciato i dipendenti né altri personaggi di Hollywood: ha fatto solo i nomi di tre sindacalisti presenti nel suo studio, messi lì dal sindacato. Dopo lo sciopero lo studio fu salvato da un governo americano di sinistra, dal presidente Franklin D. Roosevelt che aiutò Disney a sopravvivere.
Che cosa hanno rappresentato per la cultura non solo americana Topolino e Paperino?
Mickey Mouse, o Topolino come fu ribattezzato in Italia, all’origine (fu ideato nel 1929) era un anarchico, uno scatenato che reagisce alla crisi, e si ribella contro i prepotenti come Pietro Gambadilegno. Paperino invece, creato nel 1940, Disney lo utilizzò per raccontare il cittadino americano qualunquista, restio a lavorare e a pagare le tasse che servivano per finanziare la guerra. Roosevelt non amava il cinema di propaganda, ma amava molto il cinema di Walt Disney, in particolare Topolino che come Davide contro Golia inventava strumenti nuovi per reagire alla depressione che in quel momento opprimeva l’America. Topolino per lungo tempo dominò la scena in una serie di cortometraggi bellissimi in bianco e nero, molto inventivi.
Anche Paperino diventò patriottico? Paperino, attraverso le storie di Disney, da menefreghista si convertì alla difesa delle necessità comuni, come pagare le tasse e comportarsi bene. E sarà Paperino a tenere in piedi lo studio durante la guerra, protagonista di otto cortometraggi con i quali il governo voleva educare e sensibilizzare i cittadini americani. In alcuni cortometraggi antinazisti un Paperino prima scettico combatte poi contro i tedeschi, i giapponesi e anche contro Mussolini.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
