Cultura

Khalid Wad Albaih: «Guerra in Sudan non dimenticata ma vittima di razzismo»

L’artista visivo e cartoonist politico è anche attivista per i diritti civili: a Santa Giulia la sua mostra
Khalid Wad Albaih
Khalid Wad Albaih
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Nato nel 1980 in Romania, Khalid Wad Albaih è un artista politico sudanese, attivista per i diritti civili e giornalista freelance, cresciuto come membro della diaspora sudanese a Doha, in Qatar. Ha pubblicato le sue opere sociali e politiche principalmente sui media online arabi e internazionali, e la sua arte grafica è stata anche esposta pubblicamente a livello internazionale.

Sente sulla propria pelle i drammi che affliggono il suo Paese, come si evince da una dichiarazione rilasciata al quotidiano britannico The Guardian: «Provenendo dal Sudan, un paese che si trova sia in Africa che in Medio Oriente, porto il bagaglio di una delle aree più “complicate” del mondo. Lo sostiene la narrazione occidentale - come se l’Occidente non fosse uno dei principali fattori di complicazione nella regione». È arrivato a Brescia, nell’ambito del Festival della Pace, per la sua prima personale in Italia.

Tra le guerre che affliggono il mondo quella in Sudan è una delle più dimenticate eppure più feroci: secondo lei qual è il motivo di questa «amnesia» e come superarlo? Qual è la situazione attuale in Sudan?

La situazione in Sudan è grave e peggiorerà. La guerra in Sudan non è dimenticata, è ignorata. Uno dei motivi è la mancanza di filmati che escono dal Sudan perché, come ha detto un amico che si trova ancora lì, «è più pericoloso portare una telecamera che portare una pistola in Sudan». Pertanto, i media non hanno filmati «buoni» da mostrare. Tuttavia, la ragione principale è soprattutto il razzismo e, infine, il fallimento del giornalismo moderno. Razzismo, perché la guerra in Sudan è vista come una non notizia, perché non è nuova. L’immagine mentale dell’Africa o del Sudan per chi non ne sa nulla è la guerra e la carestia, come se le cose stessero così, e l’ignoranza, perché si pensa che questa situazione non abbia nulla a che fare con la politica mondiale.

Una delle vignette di Khalid Wad Albaih
Una delle vignette di Khalid Wad Albaih

E infine, il fallimento del giornalismo moderno è che il Sudan non è bianco o nero - come nel caso della Palestina, una parte è occupante e l’altra è occupata. In Sudan ci sono molte zone grigie che non possono essere spiegate in un minuto, che il format giornalistici della contemporaneità, che si rivolge all’attenzione dei social media da quando le notizie sono diventate ciò che «sta bene» tra due annunci.

Come nasce l’idea di questa mostra?

La curatrice è stata una delle prime a riconoscere il mio lavoro al di fuori del mondo arabo. Grazie alla sua vasta conoscenza delle arti grafiche e dei cartoons, ha messo insieme per il museo una fantastica serie di artisti che lavorano sull’intersezione tra diritti umani e arte contemporanea. Sono quindi entusiasta di far parte della serie.

La mostra si intitola «La stagione della migrazione a Nord», riprendendo un romanzo di Tayeb Salih. Quali analogie ci sono e cosa significa per lei richiamare l’opera dello scrittore suo conterraneo?

Il romanzo è una storia complicata di colonialismo, post-colonialismo, immigrazione e ritorno a casa per raccontare la storia. È la storia di molti, ma i dettagli sono diversi. Avere questo titolo è una responsabilità enorme da portare. Spero che ne saremo all’altezza.

In Italia l’attualità parla spesso delle migrazioni, molte volte però in senso negativo. Pensa sia necessario un diverso racconto di questo fenomeno?

Credo che sia necessaria una narrazione complessiva. Perché l’immigrazione sta avvenendo ora e quali sono le sue cause sono buone domande da cui partire.

Quali sono le storie che hanno ispirato le sue opere?

Qualsiasi cosa mi interessi e voglia trasmettere l’interesse ad altre persone.

Un'opera dell'artista
Un'opera dell'artista

Lei risiede in due luoghi che si possono definire agli opposti, geograficamente ma non solo: Doha e Oslo. Cosa significa oggi per lei «casa»?

La «casa» è una destinazione che ho sempre cercato di raggiungere... Vi dirò cosa significa quando ci arriverò... se mai ci arriverò, e ne parlerò in mostra.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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